di Simonetta Ieppariello
Tre agenti della polizia locale di Tacalitlan sono stati arrestati e le forze della polizia federale sono a caccia del capo di quegli agenti, Hugo Enrique Martínez Muñiz di cui non si hanno notizie da due giorni fa. Secondo quanto ricostruito dal gruppo operativo interforze, impegnato nelle ricerche, gli agenti avrebbero fermato Raffaele Russo, il figlio Antonio e il nipote Vincenzo Cimmino e poi li avrebbero consegnati ad esponenti della malavita locale. Un'ombra inquietante si assiepa sul caso dei tra desaparecidos campani. Quella di una collusione tra almeno alcuni agenti ed esponenti di primo rango della mala locale.
La zona è considerata un feudo del Cartel Jalisco Nueva Generación, una delle organizzazioni criminali più potenti del Messico. Non è raro, riferiscono i media, che gli agenti della polizia locale agiscano al servizio di tali gruppi.
I poliziotti di Tecalitlan, nello Stato di Jalisco nel sud del Messico, erano finiti sotto inchiesta per i tre tutti e tre spariti nel nulla il 31 gennaio scorso, svolgevano attività di import-export di generatori elettrici. Nell'ultimo messaggio vocale inviato ai familiari, localizzato nella zona di Tecalitlan a 700 km da Città del Messico, Antonio e Vincenzo avevano detto di essere stati fermati dalla polizia.
L’intervento dei corpi speciali in indagini sulla criminalità organizzata (il Seido) che hanno commissariato la polizia locale, si è rivelato determinante nella ricerca della verità.
Risale alla mattina di mercoledì l’arrivo in forze della polizia federale di Jalisco nella cittadina di Tecalitlan, dove è stata segnalata la scomparsa dei nostri tre concittadini. Decine di uomini sono entrati nella sede della polizia locale e ne hanno preso il comando. Immediatamente 33 agenti, sospettati di aver avuto un ruolo nella vicenda della sparizione dei tre napoletani, sono stati privati delle armi di ordinanza e invitati a presentarsi nella sede del comando generale di Jalisco: ufficialmente per un corso di «formazione e aggiornamento».
Un passaggio ufficiale necessario per allontanare gli agenti dal territorio per poterli sentire, ascoltare, interrogare, lontani dai personaggi dei cartelli con i quali sono fortemente sospettati di avere legami.
Tutti, in massa, nella capitale Guadalajara e sostituiti da altri trentatré agenti. La Procura locale, retta da Raul Sanchez, vuole cercare di indagare senza alcuna interferenza o depistaggio. C’è un audio che conferma che almeno due di loro, Antonio e Vincenzo, il giorno della loro scomparsa erano stati fermati dalla polizia. Sono stati loro stessi ad inviare un sms audio ad un altro parente, Daniele, che era in Messico come loro ma in un’altra località. Lo stesso che ha detto di aver chiesto informazioni alla polizia che in un primo momento aveva confermato e poi ritrattato di averli arrestati.
Dei 33 uomini convocati al comando generale solo in 18 si sono presentati, gli altri quindici si sarebbero dileguati. Quando c’è stato il blitz della polizia federale, il comandante locale Hugo Enrique Martínez Muñiz non era al suo posto perché aveva chiesto un giorno di permesso. Quando gli agenti si sono presentati alla porta di casa del comandante, in una cittadina distante pochi chilometri, l’hanno trovata chiusa. Da quel momento le tracce dell’uomo si sono perdute. L'uomo è ricercato anche negli stati vicini.
