Il nome di don Angel spunta nel caso dei tre napoletani desaparecidos in Messico. Il suo nome era già stato tirato in causa da alcuni organi d’informazione locale; oggi entra a pieno titolo nelle delicate indagini degli inquirenti messicani, anche grazie ad alcune indagini difensive condotte dai legali che assistono le famiglie di Raffaele Russo, di suo figlio Antonio e di Vincenzo Cimmino. Ancora da inquadrare il suo ruolo in queste indagini. Si deve accertare se sia stato coinvolto nel sequestro, piuttosto che compaia come mediatore per il rientro, con i sanguinari criminali del cartello «Nueva generacion de Jalisco», attivi nella zona in cui i tre italiani sono scomparsi e dediti - oltre che ai sequestri di persona - anche al traffico di stupefacenti. Se è vero - come pure sostengono i familiari degli scomparsi - che «don Angel» avrebbe «consegnato» i nostri connazionali ad alcuni affiliati al clan della zona, perchè solo ora le indagini puntano dritte a lui. Senza dimenticare poi il ruolo degli agenti corrotti che materialmente avrebbero prelevato i due ragazzi, come loro stessi avevano comunicato in un messaggio vocale via whats app, in una stazione di distribuzione di carburante.
Avrebbero «venduto» gli ostaggi per poco più di 100 euro. Intanto sale la rabbiadei parenti peri ritardi e lungaggini delle indagini.
L’altro ieri le famiglie Russo e Cimmino sono state ricevute - alla Farnesina - dal ministro degli Esteri Angelino Alfano:
Ma, oltre ai nostri tre connazionali, in questa brutta vicenda resta il mistero legato ad un’altra scomparsa: quella del capo della polizia locale e del suo vice. Spariti a loro volta nel nulla.
