Camorra: quella guerra iniziata nel 2015

Oggi le misure di custodia a carico di nove indagati

Napoli.  

 La 'guerra' tra i clan Rinaldi e Mazzarella che ancora oggi crea fibrillazioni in una larga parte di Napoli e' nata nel 2015. A ricostruire le origini di una contrapposizione armata con agguati, omicidi e 'stese', i raid con spari in aria per intimidire e sfoggiare il controllo del territorio, una indagine dei carabinieri che ha portato a due misure di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Napoli a carico di 9 indagati ritenuti affiliati ai due gruppi di camorra attivi nel capoluogo campano e in provincia. Nel 2015, l'area compresa tra Somma Vesuviana e Marigliano era contraddistinta da un acceso antagonismo tra alleati dei Mazzarella e un gruppo locale, chiamato dei Paesani, legato ai Rinaldi. E' lo scenario nel quale viene pianificato ed eseguito da sei degli indagati l'omicidio di Vincenzo De Bernardo, detto o'pisell, esponente di spicco dei Mazzarella, che dopo un periodo di detenzione, tornato in liberta' l, si era trasferito a Somma Vesuviana con l'intenzione di assumere il controllo del territorio.Il suo nome era nella lista della morte. Doveva essere ucciso perche' l'omicidio di Emanuele Sibillo, boss della paranza dei bambini di Forcella, ucciso a tradimento il 2 luglio del 2015 dal gruppo Buonerba, in buoni rapporti con i Mazzarella, reclamava vendetta. Prima ancora che i pm arrestassero mandanti ed esecutori, il 11 novembre di tre anni fa a Somma, nel.parco Fiordaliso, a 20 chilometri dal centro di Napoli dove il baby boss era stato finito, cadde vittima di agguato De Bernardo, zio di Roberto, sicario di Emanuele Sibillo, che aveva anche ospitato suo nipote dopo l'agguato mortale. Ciro Rinaldi, boss di San Giovanni a Teduccio, area orientale di Napoli, nemico storico dei Mazzarella e legato ai Sibillo per il controllo del centro di Napoli, decreto' quella morte e con l'appoggio dei gruppo Minichini e in particolare di Luisa De Stefano, 'la pazzignana' e di Luigi Esposito, del gruppo Paesano della zona di Marigliano.  Con loro i carabinieri hanno arrestato anche Stefano Gallo, che aveva nascosto le pistole, Vincenza Maione e Michele Minichini, soprannominato 'il tumore', perche', come dice il neo pentito Mauro Marino, "quando ti viene addosso non hai scampo". Il boss Rinaldi e' latitante ed e' secondo la procura tra i ricercati piu' pericolosi e piu' influenti sui quali si stanno concentrando gli sforzi investigativi di questi mesi. Legato a questo omicidio e' pure il tentato omicidio di Antonio Amato, lo 'specchiettista' per l'omicidio di De Bernardo. Il 6 settembre 2017 i killer fecero fuoco senza ucciderlo, nel centro di Somma Vesuviana, nella zona del Vesuviano. In carcere sono finiti Roberto De Bernardo, figlio di Vincenzo e cugino omonimo del killer di Emanuele Sibillo, Daniele Baselice ed Enrico Mirra, esecutori materiali del tentato delitto. Erroneamente Amato era ritenuto coinvolto nell'omicidio De Bernardo. L'azione fu eseguita nello stesso complesso di edilizia popolare. La vittima fu intercettata dai sicari mentre parcheggiava la propria auto in compagnia del figlio di tre anni. Dopo l'esplosione dei primi colpi d'arma da fuoco, riusci' a salvarsi rifugiandosi dietro alcuni veicoli in sosta riportando solo una ferita a una gamba.