I quartieri storici tra rinascita e sconfitta

riflettori su una parte della città che prova a rinascere da decenni

i quartieri storici tra rinascita e sconfitta
Napoli.  

La sparatoria nella quale è stata coinvolta una giovane di 19 anni, colpita da un proiettile vagante alla gamba l’altra notte in vico Santa Maria della Purità tra Materdei e la Sanità, riaccende i riflettori su una parte della città che prova a rinascere da decenni ma che si ritrova a confrontarsi con gli stessi problemi di sempre. 

Materdei è uno dei quartieri storici di Napoli. In alcuni vicoli si mischia alla Sanità, alle Fontanelle, alla Stella, fino ad arrampicarsi su per la collina del vomero dove si trasforma in Arenella. Questo  quartiere è un esempio paradigmatico di quello che la città di Napoli è oggi. 
Nella zona più popolare di Materdei si sono stanziati i nuovi abitanti, immigrati per lo più cingalesi, che con il tempo hanno aperto nuove attività commerciali e hanno rilevato i vecchi negozi del quartiere, integrandosi e, contemporaneamente, modificando il tessuto sociale. Negli stessi bassi, per secoli esempio e cliché del sottoproletario urbano, oggi vivono i nuovi napoletani, con gli stessi problemi dei vecchi ma con un’intraprendenza e una voglia di riscatto maggiore. 

Nei vecchi palazzi abbandonati i movimenti cittadini hanno ritrovato luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, dall’ex Opg dei ragazzi di Je so Pazz dove ha anche sede il partito Potere al Popolo al Giardino liberato. 
Nei vicoli la street art ha abbellito le facciate di molti palazzi storici abbandonati, con artisti di fama internazionale che hanno scelto Materdei e la Sanità per esprimere loro arte. 
Dal sottosuolo arriva il progresso e il collegamento con il mondo esterno. La metropolitana ha regalato a Materdei una delle stazioni dell’arte più originali e complesse di tutta la linea 1. La stazione progettata da Alessandro Mendini è stata inserita al sedicesimo posto tra le più belle d’Europa grazie ad operare d’arte come il mosaico di Sandra Chia e l’altorilievo di Luigi Ontani.
A questo lavoro pubblico realizzato anche se in tempi biblici, fa da contrappeso il cantiere infinito di Vico Trone, un vicolo chiuso al traffico da anni per un palazzo pericolante che ha messo fuori uso anche parte di una delle scuole del quartiere.
Materdei, come la Sanità, rappresenta contemporaneamente gli aspetti positivi e negativi della città. Simboli tanto di rinascita quanto di degrado, tanto di speranza e di riscatto quanto di violenza e di sconfitta. 

A pochi metri di distanza dal luogo della sparatoria dell’altra sera ci sono mete fondamentali nel circuito turistico cittadino, visitate da frotte di turisti ogni giorno.
Lo storico Cimitero delle Fontanelle con le sue anime pezzentelle e le capuzzelle è diventato una meta del turismo internazionale e accoglie visitatori di tutto il mondo in cerca di quella  Napoli che che mescola con naturalezza mito, credenza popolare e tradizione. 
Il Palazzo dello Spagnuolo nel cuore della Sanità con i suoi colori riportati alla luce e i suoi fregi ha attirato troupe televisive e cinematografiche che hanno pubblicizzato la bellezza del “ventre di Napoli” ovunque. Le due pizzerie storiche dei due quartieri sono ormai marchi riconosciuti a livello globale e non solo hanno file lunghissime di turisti in attesa ogni giorno, ma rientrano in quei percorsi gourmet di valore insieme ai ristoranti stellati. 
Ma nonostante queste forme di rinascita molte zone dei due quartieri sono abbandonate al degrado. La loro struttura sociale ed economica è ancora fragile e la presenza criminale è ancora  alta. La realtà ci dice che questi quartieri nonostante lo sforzo delle associazioni e degli abitanti e nonostante la pubblicità positiva di cui godono spesso a livello internazionale per le loro bellezze, vivono ancora una situazione difficile e devono ancora confrontarsi con problemi atavici.
La camorra ancora esiste e non è scomparsa con la fine delle storiche famiglie e degli storici clan della zona. Oggi a provare a prendere il controllo sono le paranze dei giovanissimi che provano, con metodi tutti nuovi e figli dei tempi e della comunicazione moderna, a ritagliarsi il loro spazio di potere tra le strade.  

Oggi i quartieri storici di Napoli sono i luoghi dove la cultura si dimostra un mezzo reale di emancipazione e riscatto, dove il turismo arriva, scopre, pubblicizza e valorizza, dove le tradizioni si mescolano alle nuove dinamiche urbane, dove si accoglie e dove le culture diverse si incontrano e convivono senza problemi. 
Ma sono anche i quartieri dove tante potenzialità restano ancora inespresse, dove mancano i  servizi minimi ed indispensabili a partire dalla cura dell’arredo urbano e dell’illuminazione pubblica, per finire con la pulizia delle strade ed il controllo del territorio. 
Sono questi quartieri a mostrare la vera Napoli di oggi, una città nella quale a mancare è ancora lo Stato. Una città nella quale convivono fianco a fianco bellezza e orrore, violenza e umanità, legalità e illegalità, speranza e sconfitta. 
Una città dove il confine tra questi estremi spesso crolla e ciò che è bellezza diventa orrore.