Aveva 47 anni Angelo Corso l’operaio edile precipitato stamattina dal terzo piano da un’impalcatura in allestimento e morto sul colpo nella centralissima via Pisa, a due passi da Piazza Nazionale a Napoli. Era residente ad Ercolano dove aveva una moglie e due figli, e lavorava ad un cantiere di ristrutturazione di uno dei condomini del Vasto.
Angelo Corso è solo l’ennesima vittima di una guerra che si consuma lontana dai riflettori dell’attenzione pubblica. Solo nella giornata di oggi oltre ad Angelo Corso sono morti altri due lavoratori, Giuseppe Bottura e Giuseppe Bottura, due cantonieri di Torino investiti da un’auto mentre lavoravano alla strada.
Le statistiche sulle morti sul lavoro ci danno la dimensione di una strage.
L’Osservatorio Indipendente di Bologna Morti sul Lavoro ci consegna un quadro drammatico con dati allarmanti. Nel 2018 sono stati 704 i morti sul luogo di lavoro, cresciuti del 9,7% rispetto al 2017. Dall’inizio di quest’anno sono 56 i morti per infortuno di lavoro.
È intervenuto sulla questione il segretario generale della Fillea Cgil Campania Enzo Maio sottolineando che la Campania è “maglia nera in Italia per morti sul lavoro. Istituzioni, parti sociali, datoriali e dei lavoratori, organi ispettivi e di controllo, forze dell'ordine, devono fare squadra per combattere assieme tutti i giorni sul territorio illegalità e diritti negati, perché ogni vita salvata sarà una meta straordinaria per ognuno di noi”
Intanto però le tragedie sono quotidiane e il lavoro uccide con violenza e facendo registrare numeri da guerra. Il tutto avviene nonostante le tecnologie e le continue innovazioni nel campo della sicurezza.
Le tragedie come quella di oggi di Angelo Corso, sono storie italiane, storie di lavoro. Storie che non hanno barriere geografiche, che non hanno confini politici e che non rientrano negli schemi della polemica moderna. Eppure sono storie potenti che mostrano la difficoltà e la fragilità della nostra società moderna, con tutti i suoi paradossi.
