Notte ad alta tensione dentro e fuori il carcere a Poggioreale

Detenuti protestano nelle celle e familiari all'esterno

La ricostruzione dei fatti in una nota del Sappe

Napoli.  

 

Alta tensione, nella notte, a Napoli Poggioreale, dove si sono svolte due manifestazioni di protesta: una dei detenuti, l’altra, all'esterno del carcere, di una trentina di donne congiunte di alcuni reclusi. Il tutto sarebbe scaturito dopo la morte di Claudio Volpi, il detenuto deceduto a causa della febbre alta. La moglie dell'uomo era li la scorsa notte insieme ad altri parenti di detenuti in segno di protesta. Oggi è previsto un nuovo sit-in.  La donna ha raccontato in un video che giovedì scorso aveva incontrato suo marito nel corso di un colloquio, stava bene e nessuno l'avrebbe avvisata dell'improvviso decesso.

Ricostruisce gli eventi Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe: “Almeno due reparti detentivi di Poggioreale, il ‘Livorno’ e il ‘Salerno’ hanno dato vita alla rumorosa protesta della battitura rivendicato iniziative e provvedimenti circa il sovraffollamento e la sanità. Fuori alla Ticino (alle spalle dell’ingresso principale dove mettono le auto i poliziotti) c’era un gruppo di circa 30 donne (sicuramente familiari dei detenuti) che hanno lanciato bottiglie e pietre sia contro il cancello ed anche all’interno del parcheggio per protesta contro il personale di polizia penitenziaria, (da voci dicono per la morte del detenuto giorni fa) sequestrando una decina di colleghi all'interno del parcheggio, che non potevano uscire. Lo hanno potuto fare solamente solo con l'intervento di carabinieri e polizia, anche se la macchina di qualche Agente è rimasta colpita. Un altro presidio di 8-9 persone erano sedute a terra e una 40 di persone in piedi hanno tentato di bloccare la strada altezza parcheggio. Insomma, una situazione ad altissima tensione”.

Tensione che, nel pomeriggio, aveva determinato l’ennesimo evento critico penitenziario: “Nelle prime ore del pomeriggio è successo che presso il Reparto Livorno, che conta 300 detenuti, un detenuto definitivo italiano, dopo aver fatto il colloquio con l'educatrice, molto alterato, pretendeva di andare subito in cella ed ha colpito per questo proditoriamente l’Agente di Polizia Penitenziaria di servizio”.

Donato Capece, segretario generale del Sappe, ricorda che sono stati numerosi gli eventi critici accaduti in carceri della Campania negli ultimi giorni e denuncia le gravi criticità operativi dei poliziotti penitenziari edil clima che si vive nelle carceri del Paese: “La situazione all’interno penitenziaria si è notevolmente aggravata rispetto al 2017. I numeri riferiti agli eventi critici avvenuti tra le sbarre delle carceri italiane nell’intero anno 2018 sono inquietanti: 10.423 atti di autolesionismo (rispetto a quelli dell’anno 2017, già numerosi: 9.510), 1.198 tentati suicidi sventato in tempo dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria (nel 2017 furono 1.135), 7.784 colluttazioni (che erano state 7.446 l’anno prima). Alto anche il numero dei ferimenti, 1.159 ferimenti, e dei tentati omicidi in carcere, che nel 2018 sono stati 5 e nel 2017 furono 2. La cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria. Ed è grave che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria guidato da Francesco Basentini non sia in grado di mettere in campo efficaci strategie di contrasto a questa spirale di sangue e violenza che colpisce le carceri del Paese e della Campania in particolare”.

“La responsabilità principale della situazione di forte tensione che si è registrata dentro e fuori il carcere di Poggioreale a Napoli, che ha visto ancora una volta come vittime il personale di Polizia Penitenziaria, è da ricercare nell’Amministrazione Penitenziaria che non perde occasione per delegittimare gli uomini e le donne in divisa nelle carceri italiane”. Ad affermarlo è il segretario generale del S.PP. Aldo Di Giacomo ricordando la “vicenda” dell’agente di Campobasso filmato dopo aver impedito la fuga di un detenuto e subito sospeso dal servizio senza alcun approfondimento di quanto è realmente accaduto.

“Non ci si può meravigliare se poi – aggiunge – accadono fatti gravissimi come questo di Napoli con i familiari dei detenuti che individuano il personale come capro espiatorio di una situazione che negli istituti penitenziari è sempre più esplosiva a causa di servizi di assistenza sanitaria inadeguati, di sovraffollamento, personale insufficiente. Proprio da Napoli nella seconda tappa del tour “noi le vittime loro i carnefici” il 5 febbraio scorso, quale unico sindacato – continua Di Giacomo – abbiamo denunciato l’incapacità e l’impreparazione dell’Amministrazione Penitenziaria ad affrontare la situazione di profonda emergenza che richiede atti e provvedimenti di emergenza. Per questo, per far sentire il fiato sul collo dei responsabili e continuare a tutelare e difendere il personale tutto, il nostro tour proseguirà nei prossimi giorni e farà tappa a Milano. In proposito ci fa piacere registrare messaggi di sostegno e di incoraggiamento che ci pervengono quotidianamente dai cittadini d ogni parte d’Italia che hanno recepito il nostro messaggio: non ci può essere sicurezza nelle città se prima non si assicura sicurezza in carcere dove a dettar legge sono boss e gruppi criminali. Purtroppo - conclude il segretario del S.PP. – la situazione è completamente sfuggita di mano perché dentro e fuori il carcere lo Stato mostra il volto buono con detenuti e criminali continuando ad operare in totale stato confusionale su chi sono le vittime e chi invece i carnefici