Stava cercando di lasciare l'Italia Michele Mazzarella, elemento di vertice dell'omonimo clan napoletano che dal cuore di Napoli è riuscito ad allungare le sue mani fino alla provincia, a dispetto dei rivali dell'Alleanza di Secondigliano.
Sono stati gli agenti della Polfer di Genova a individuarlo ieri sera in prossimità della stazione ferroviaria di Pisa, avvertiti dalla Squadra Mobile e dai carabinieri del nucleo investigativo di Napoli. La fuga in treno, un classico da film. Ma gli è andata male.
A Napoli bloccati gli altri due vertici del clan
Nel capoluogo partenopeo sono invece stati bloccati anche il cugino Ciro e Salvatore Barile, entrambi appartenenti secondo gli investigatori al gotha del clan.
Michele Mazzarella era in viaggio diretto al nord e, secondo quanto avrebbero accertato le indagini, aveva intenzione di lasciare l'Italia per raggiungere la Germania, dove pare avesse degli appoggi. Per gli inquirenti, nelle dinamiche del clan Michele Mazzarella aveva però un ruolo di secondo piano rispetto a quello del cugino Ciro e di Salvatore Barile, nei confronti dei quali la Dda ha emesso un decreto di fermo ritenendo reale e imminente il pericolo di fuga.
La frase detta agli agenti: "Prima o poi doveva accadere"
"Prima o poi doveva accadere" ha detto proprio Barile agli agenti che lo sono andati a prendere prima che seguisse l'esempio di Michele. Nel giro di un paio di giorni, dunque, il pericoloso clan partenopeo che imponeva il "pizzo" agli ambulanti con le botte è stato del tutto decapitato: il 5 dicembre la Polizia aveva arrestato tutto il gruppo dirigente composto, sempre secondo le indagini, dalla famiglia Ferraiuolo e da Antonietta Virenti, 64 anni, vedova del capoclan Vincenzo e madre del boss Michele Mazzarella.
Dopo l'arresto della madre ha capito che era finita
Dopo l'arresto della donna, era andato in Questura per avere notizie e ormai aveva capito che a breve avrebbe fatto la stessa fine. Per questo ha deciso di scappare, innescando la catena di eventi che hanno portato al suo fermo a Pisa e a quello del cugino Ciro e di Barile.
I reati ipotizzati nei loro confronti sono di associazione di tipo mafioso in qualità di vertici del clan e di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Il clan Mazzarella forte in città e in provincia
Le indagini riguardano il periodo che va dal 2020 al 2022, cioè il periodo successivo alla scarcerazione di Michele Mazzarella. Dalle quali è arrivata la conferma che l'influenza del clan che si contrappone all'Alleanza di Secondigliano è particolarmente estesa in città e in provincia: oltre che nei comuni di San Giorgio a Cremano, Portici, Pomigliano e Somma Vesuviana, gli affiliati risultano presenti nei quartieri di Forcella e della Maddalena (la loro roccaforte) ma anche a San Giovanni a Teduccio, Case Nuove, Mercato, Porta Nolana, San Gaetano.
Sia Barile che Michele Mazzarella sono gravemente indiziati di aver commesso diversi estorsioni nei confronti di pregiudicati, costretti a pagare una quota al clan per lo svolgimento delle attività illecite nel loro "territorio". Nei prossimi giorni, davanti al giudice per le indagini preliminari, è prevista l'udienza di convalida dei tre provvedimenti di fermo notificati agli indagati.
