Nuovo sequestro per la discarica di Pianura, quartiere della periferia occidentale di Napoli, per “omessa bonifica, inquinamento e disastro ambientale“. A disporlo il Gip Maria Luisa Miranda del Tribunale di Napoli su richiesta della procura partenopea. L’area, gestita dalla società Di.Fra.Bi., si estende tra Pianura e il comune di Pozzuoli e ospita cinque discariche.
Percolato rimesso in circolo con profitto da 20 milioni di euro
È stato infatti accertato che, almeno dal 1996, gli amministratori della società Elektrica, incaricata di provvedere alla gestione post mortem della discarica, non hanno mai smaltito a norma il percolato prodotto dalla fermentazione dei rifiuti, reimmettendolo, invece, in un’operazione di ricircolo, all’interno del corpo dei rifiuti, per un quantitativo pari a circa 33mila mc/a, ricavandone un profitto di circa 20milioni di euro, che equivale al risparmio dei costi di smaltimento del percolato, che doveva essere smaltito presso un impianto esterno, o presso un impianto di trattamento da costituirsi in loco, ma mai realizzato.
La discarica fu chiusa nel 2001 con forti tensioni
La discarica, nota come la Di.Frabi., si trova alla periferia nordovest di Napoli. Fu chiusa ufficialmente nel gennaio 2001 e, sette anni dopo, nel gennaio 2008 ci furono settimane di forti tensioni e proteste per scongiurare una nuova riapertura.L’invaso è di circa 25 ettari, con uno spessore di rifiuti fino a 60 metri di varia tipologia, alcuni dei quali anche di natura tossico-nociva.Tra i rifiuti pericolosi accumulati nel sito nel corso degli anni, ci sono fanghi industriali, rifiuti ospedalieri, fanghi di verniciatura, ceneri, fanghi da trattamento contenenti solventi clorurati, e comunque rifiuti sia speciali che pericolosi. I quantitativi di rifiuti complessivamente sversati equivalgono a milioni di tonnellate.
Le indagini dei pm napoletani
Le indagini hanno accertato che gli indagati, reimmettendo in loco il percolato, mediante un autosmaltimento, hanno anche rallentato il processo cosiddetto di mineralizzazione e inertizzazione dei rifiuti, realizzando un ulteriore profitto illecito dalla vendita ad altre società del biogas prodotto.
La richiesta dei pm napoletani è scattata a causa dello smaltimento, assai lento, del percolato presente all’interno della discarica. Secondo la Procura infatti quel liquido nauseabondo si sarebbe potuto smaltire in appena quattro anni se l’azienda delegata avesse rispettato le disposizioni prefettizie del 30 gennaio 1996. E invece ad oggi quel liquido, che si forma a causa delle infiltrazioni d’acqua nella massa dei rifiuti, è ancora presente e sta creando gravi danni.
Tre le persone iscritte nel registro degli indagini: i due amministratori unici che hanno gestito la società dal 1996 ad oggi e liquidatore. Stando alla tesi accusatoria, la società Di.Fra.Bi. avrebbe scelto di non smaltire il percolato per risparmiare soldi, utilizzando poi il biogas che si generava per trarne profitto (per gli inquirenti sarebbe poi stato venduto a diverse aziende per produrre energia elettrica).
Il tutto senza preoccuparsi dei danni ambientali e di quelli provocati all’essere umano esposto all’insorgenza di gravi patologie. Il giudice ha disposto che i tre indagati debbano provvedere ora alla messa in sicurezza.
Il provvedimento è stato notificato dai carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) che hanno eseguito negli ultimi anni una serie di verifiche e perizie. Nel decreto di sequestro della discarica, il Gip rileva che la mancata bonifica avrebbe determinato “pericolo di inquinamento ambientale” e “di contaminazione delle colture che saranno poi ingerite dall’essere umano divenendo causa dell’insorgere di malattie gravi…”.
Rifiuti pericolosi per quasi un milione di tonnellate
Da una consulenza stilata il 4 marzo 2022 è emerso che la quantità di percolato generata dal 1988 e destinata allo smaltimento sarebbe stata pari a 985.500 tonnellate. Per lo smaltimento si sarebbe dovuto affrontare una spesa complessiva di 19,7 milioni di euro (se si calcola 20 euro a tonnellata) mai affrontata dalla società Di.Fra.Bi., successivamente diventata Elektrica.
Per gli inquirenti la discarica di Pianura avrebbe accolto diverse e pericolose tipologie di rifiuti, tra i quali fanghi industriali, scarti ospedalieri (anche provenienti da reparti infettivi) e solventi quantificati in milioni di tonnellate. Anche il sistema di trattamento locale è finito sotto accusa in quanto condotto con modalità mai autorizzate.
