A due mesi dalla tragica notte del 31 ottobre 2025, quando il poliziotto Nello Scarpati perse la vita travolto da un SUV a Torre del Greco, il responsabile del terribile schianto rompe il silenzio. Tommaso Severino, 28 anni, ha affidato alla madre Rosa una lettera di scuse e pentimento, scritta tra le mura del carcere di Poggioreale e indirizzata alla vedova e ai tre figli dell’agente. Un tentativo di dialogo che arriva dopo settimane di choc e silenzio, in una vicenda che ha scosso profondamente l'intera comunità vesuviana.
Il biglietto nella borsa dei panni: «Ho spezzato una vita»
La consegna del messaggio è avvenuta lo scorso 31 dicembre, quando Rosa Riccio, madre del giovane, si è presentata alla porta della famiglia Scarpati. La lettera era stata nascosta da Tommaso nella borsa dei panni sporchi consegnata durante un colloquio in carcere. Nelle righe scritte a mano, Severino non cerca attenuanti: «Sono io l’uomo che ha causato la morte di vostro marito, di vostro padre, di vostro figlio. So che dietro quella divisa c’era una casa, degli affetti, dei sogni che non torneranno più».
Il giovane, che quella notte guidava un SUV a noleggio e si costituì solo dopo ore di fuga a piedi tra Torre del Greco ed Ercolano, descrive il proprio stato d'animo come privo di tregua. «Accetto la mia condanna davanti alla giustizia degli uomini», scrive, sottolineando come a spingerlo a scrivere sia stata l'immagine della vedova Eliana pubblicata dai quotidiani, un dolore che lo ha messo di fronte all'irreparabilità del suo gesto.
Il racconto della madre: «Mio figlio non è un assassino»
Rosa Riccio ha raccontato al Il Mattino i dettagli del drammatico incontro sul pianerottolo con la signora Eliana. «Non ho avuto il coraggio di superare la porta», spiega la donna, descrivendo una famiglia, la sua, distrutta dal senso di colpa e dalla fede religiosa. Severino, che prima della tragedia lavorava come cuoco e gestiva una ditta di abbigliamento vintage, ha rivelato solo dopo l'ingresso in carcere la propria dipendenza dalle droghe, per la quale è ora seguito dal Sert.
Dalle dichiarazioni della madre emerge anche l'incubo di quella notte: le scarpe rotte, lo stato di choc e la fuga degli altri occupanti della vettura su una Fiat 500 rossa, lasciando Tommaso solo sul luogo dell'incidente. «Mio figlio ha sbagliato, ma non è un balordo di strada. Oggi fa il volontario a Poggioreale e aiuta come traduttore, parlando tre lingue», racconta la donna, ribadendo la richiesta di "giustizia, non vendetta".
Tra perdono e giustizia
La risposta della vedova Scarpati, pur nella sua compostezza, rimane segnata da una ferita che il tempo non può rimarginare: «Non so quando lo perdonerò», avrebbe risposto alla madre di Severino durante il loro breve incontro. Mentre il processo farà il suo corso per accertare le responsabilità penali e il ruolo delle persone che erano in auto con lui, resta il peso di una lettera che tenta di colmare un vuoto incolmabile. La vicenda si sposta ora dalle aule di giustizia a una dimensione più intima, dove il bisogno di espiazione di un giovane si scontra con il silenzio e il dolore di una famiglia che ha perso tutto in una notte di ottobre.
