Una fuga verso l'Abruzzo interrotta bruscamente da un incidente stradale. Si è chiusa così, tra lamiere e asfalto ghiacciato, la corsa dei due presunti responsabili del ferimento di Gianluca Pisacane, fratello dell'allenatore del Cagliari, e di suo padre. I due sospettati, cugino e fratello di una ragazza coinvolta in una lite nel locale della vittima, sono stati intercettati e arrestati dalla Squadra Mobile con l'accusa di tentato omicidio.
La vendetta dopo la lite nel locale
I fatti risalgono alle prime ore del 3 gennaio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, tutto sarebbe nato da un banale alterco davanti al locale di Pisacane a Napoli. Tre ragazze, presumibilmente in stato di ebbrezza, avrebbero iniziato a litigare con una cameriera, costringendo il titolare a intervenire per allontanarle. Una reazione "veemente" che ha scatenato la sete di vendetta delle giovani: una di loro ha chiamato i rinforzi, portando sul posto un commando di cinque persone per una spedizione punitiva. Durante il raid, il cugino della ragazza ha fatto fuoco colpendolo alle gambe, mentre il fratello si scagliava contro il padre del titolare.
Lo schianto durante la latitanza
Subito dopo l'agguato, i due sono scappati verso Pescara, sperando di far perdere le proprie tracce. Il destino ha però giocato loro un brutto tiro: a causa del fondo stradale ghiacciato, l'auto dei fuggitivi è uscita di strada, causando ai due gravi lesioni. Uno dei sospettati ha riportato la frattura dell'anca, l'altro quella di un piede.
Proprio il ricorso forzato alle cure mediche negli ospedali abruzzesi ha permesso alla Squadra Mobile e alla Procura di Napoli di stringere il cerchio. Una volta rintracciati, per entrambi sono scattate le manette e il trasferimento in carcere.
Caccia ai complici
Nonostante la cattura dei due esecutori materiali, le indagini non si fermano. La Polizia è attualmente sulle tracce degli altri tre componenti del gruppo che hanno preso parte all'aggressione a fuoco. Gli investigatori stanno passando al vaglio testimonianze e filmati di sorveglianza per chiudere definitivamente il caso.
