È stato rinviato al prossimo 6 marzo il processo d’Appello sull’omicidio di Giulio Giaccio, ucciso e sciolto nell’acido circa venticinque anni fa dopo uno scambio di persona. La Corte di Assise di Appello di Napoli ha disposto l’acquisizione di nuovi atti, determinando lo slittamento della sentenza che era attesa nella giornata odierna.
I nuovi verbali dei pentiti
A motivare il rinvio è stato il deposito, da parte del sostituto procuratore generale, delle trascrizioni integrali delle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Giuseppe Ruggiero e Roberto Perrone. I verbali si aggiungono a quelli già acquisiti di altri tre pentiti e dovranno ora essere valutati dal collegio giudicante prima di arrivare alla decisione finale.
Gli imputati e le condanne
Il procedimento riguarda Luigi De Cristofaro, ritenuto uno dei presunti mandanti dell’omicidio avvenuto il 30 luglio 2000, e Raffaele D'Alterio, indicato come esecutore materiale. Entrambi sono stati condannati in primo grado a 30 anni di reclusione, con l’esclusione dell’aggravante mafiosa.
Lo scambio di persona e il delitto
Secondo quanto emerso nei processi, Giulio Giaccio venne scambiato per un uomo di nome Salvatore, ritenuto amante della sorella di Salvatore Cammarota, elemento di spicco del clan Polverino, contrario a quella relazione. L’ordine di morte sarebbe stato impartito per eliminare ogni traccia della vittima, ma il commando avrebbe colpito la persona sbagliata. Del corpo di Giaccio non è mai stato ritrovato nulla.
Le altre sentenze e il ricorso
Un altro filone processuale sull’omicidio si è concluso con la riduzione della pena per Salvatore Cammarota, condannato a 16 anni grazie al riconoscimento di un’attenuante legata a un’offerta risarcitoria alla famiglia, e con la condanna a 8 anni per il collaboratore Roberto Perrone, a cui è stato riconosciuto il concorso anomalo. Confermata invece la pena di 30 anni per Carlo Nappi. Su questo procedimento la Procura generale ha presentato ricorso in Cassazione.
L’attesa della famiglia
«Auspichiamo che venga confermato il massimo della pena, 30 anni, per i due imputati, per questo delitto così efferato», ha dichiarato l’avvocato Alessandro Motta, legale della famiglia Giaccio. «Speriamo che, con l’accoglimento del ricorso, possa essere riconosciuta anche l’aggravante del metodo mafioso, rendendo piena giustizia a Giulio, che potrà essere ufficialmente definito vittima di mafia».
