Domenico, il giallo dei verbali: mancano i minuti decisivi

L'attesa della verità sul trapianto di cuore "bruciato"

domenico il giallo dei verbali mancano i minuti decisivi

Stamane l'avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi in Procura per depositare nuove richieste

Napoli.  

 

Il calvario del piccolo Domenico, il "guerriero" di soli due anni e mezzo spentosi dopo due mesi di agonia all'ospedale Monaldi di Napoli, entra in una nuova, delicata fase giudiziaria. Mentre la comunità di Nola si stringe attorno ai genitori in un lutto composto, i Carabinieri del Nas sono tornati nelle corsie del'ospedale napoletano per acquisire ulteriore documentazione. Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri, non c'è più solo il tragico errore del cuore "congelato" dal ghiaccio secco, ma un nuovo inquietante sospetto: la possibile incompletezza della cartella clinica consegnata alla famiglia.

Il giallo dei verbali: mancano i minuti decisivi

L’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, ha sollevato un’eccezione pesante che potrebbe cambiare il corso delle indagini: nella documentazione medica mancherebbe il "diario di perfusione". Si tratta del tracciato tecnico della circolazione extracorporea, l’unico documento in grado di certificare con estrema precisione il "minutaggio" dell’intervento. Senza questo dato, resta un’ombra sul momento esatto in cui al bambino è stato espiantato il cuore nativo prima di ricevere l’organo donato, risultato poi irrimediabilmente compromesso.

"Le fasi sono descritte cronologicamente ma manca il dettaglio temporale preciso", ha denunciato il legale, che si è rivolto stamattina ai magistrati per chiedere che sia la Procura ad acquisire i documenti mancanti. Il sospetto degli inquirenti è che possa esserci stato un espianto anticipato, eseguito cioè prima che l’equipe rientrante da Bolzano potesse verificare le reali condizioni del muscolo cardiaco trasportato.

La catena degli errori tra Bolzano e Napoli

La ricostruzione degli eventi del 23 dicembre scorso è un mosaico di negligenze e comunicazioni mancate. Tutto ha inizio all’ospedale San Maurizio di Bolzano. Qui, l’equipe guidata dalla dottoressa Gabriella Farina avrebbe ricevuto del ghiaccio secco (anidride carbonica solida a -79 gradi) invece del comune ghiaccio d'acqua per refrigerare il cuore da trasportare a Napoli. Un errore fatale: durante il viaggio, il freddo estremo ha "bruciato" le fibre del muscolo cardiaco.

Sotto la lente dei magistrati c’è anche un possibile difetto di comunicazione tra lo staff napoletano e un team di medici di Innsbruck presente a Bolzano per altri espianti. Si indaga per capire se qualcuno si sia allontanato dalla sala operatoria per poi rientrare con il refrigerante sbagliato e se ci sia stata una supervisione adeguata sul contenitore isotermico utilizzato, un modello non di ultimissima generazione.

Un ospedale diviso e il muro di silenzio

Mentre il primario Guido Oppido difende il suo operato parlando di "scelta obbligata" di fronte all'impossibilità di reimpiantare il cuore originale, emergono tensioni interne al Monaldi. Pochi giorni dopo l’intervento, il cardiologo Giuseppe Limongelli rassegnò le dimissioni da responsabile del trattamento pre-trapianto, pare proprio a causa di un pesante deficit di comunicazione interna: nessuno lo avrebbe informato tempestivamente della missione in Alto Adige.

I sei medici attualmente indagati per omicidio colposo hanno subito il sequestro dei cellulari. I periti informatici analizzeranno chat e messaggi per capire cosa si siano detti i chirurghi durante quella folle corsa in tangenziale verso la sala operatoria e, soprattutto, perché ai genitori di Domenico sia stata inizialmente fornita una versione dei fatti definita "evasiva". Per settimane, infatti, la verità sul cuore congelato sarebbe rimasta chiusa nelle stanze dell'ospedale, emergendo solo grazie a un'inchiesta giornalistica.

L'attesa della verità

La settimana che si apre sarà decisiva. L'inchiesta è destinata ad allargarsi formalmente anche al personale sanitario di Bolzano, mentre giovedì Nola darà l'ultimo saluto al suo piccolo angelo. L'autopsia, affidata a un pool di esperti, dovrà chiarire se quel cuore, nonostante il danno da gelo, avrebbe potuto in qualche modo funzionare o se il destino di Domenico è stato segnato nel momento stesso in cui quel ghiaccio sbagliato è entrato nel secchiello termico. La giustizia cercherà di dare un nome ai responsabili, ma resta il peso di una domanda che i genitori continuano a porre con dignità: perché non è stata detta subito la verità?