Il cuore destinato al piccolo Domenico, due anni e mezzo, era "una pietra durissima". È questa l'immagine scioccante che emerge dalle testimonianze dei sanitari raccolte dalla Procura di Napoli. Mentre il chirurgo Guido Oppido, accorgendosi dello stato dell'organo, sentenziava che quel cuore "non avrebbe mai fatto nemmeno un battito", l'équipe tentava disperatamente di scongelarlo con risciacqui di acqua calda. Ma l'orrore, documentato negli atti dell'inchiesta per omicidio colposo, va oltre: Domenico sarebbe stato privato del suo cuore malato ben prima che il nuovo organo, già danneggiato, entrasse in sala operatoria.
L'espianto prematuro: quattro minuti di vuoto fatale
Dalle deposizioni degli infermieri emerge un dettaglio cronologico inquietante. Il "clampaggio" del cuore malato di Domenico è avvenuto alle 14:18, ovvero quando il contenitore con il nuovo organo si trovava ancora all'esterno dell'ospedale. Il via libera ufficiale sull'arrivo del cuore da Bolzano è giunto solo alle 14:22, quattro minuti dopo che il torace del bambino era già stato svuotato. L'organo sarebbe poi fisicamente entrato in sala solo verso le 14:30.
Questo significa che i chirurghi hanno proceduto alla rimozione del cuore vecchio senza aver prima verificato le condizioni di quello nuovo. Quando il box è stato finalmente aperto, la scena è stata definita dai legali "quasi cinematografica, uno splatter": un organo congelato e inutilizzabile, mentre il paziente era già sul tavolo operatorio in una condizione di non ritorno.
La verità sul ghiaccio secco: "Bolzano non ha colpe"
L'inchiesta sembra ormai aver chiarito la dinamica del danneggiamento. La Procura di Napoli, supportata dalle simulazioni dei Nas di Trento e Napoli, non intende indagare nessuno del personale dell'ospedale di Bolzano. La responsabilità del disastro ricadrebbe interamente sull'équipe del Monaldi.
Secondo la ricostruzione dell'avvocato Francesco Petruzzi:
L'errore del refrigerante: Un'operatrice (OSS) di Bolzano, non qualificata per la gestione dei trapianti, ha chiesto alla dottoressa Gabriella Farina (responsabile dell'espianto per il Monaldi) se il ghiaccio secco a disposizione fosse idoneo.
Il via libera: La dottoressa avrebbe confermato l'idoneità del materiale, indicando persino come sistemarlo nel box.
Box obsoleto: Il contenitore utilizzato, un modello di vecchia generazione, è stato definito "non idoneo nemmeno per le linee guida del 2015". Nonostante le norme prevedano il monitoraggio costante della temperatura, specialmente dopo un volo aereo, nessun controllo sarebbe stato effettuato.
Il dolore del padre: "I medici sparirono dopo Capodanno"
"Ho capito che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti", racconta Antonio Caliendo, il papà di Domenico, in un'intervista al Corriere della Sera. Mentre la famiglia nutriva speranze, alimentate da un silenzio che oggi appare come una fuga dalle responsabilità, il piccolo Domenico affrontava un'agonia di 59 giorni, terminata il 21 febbraio scorso. La magistratura dovrà ora stabilire se quella "disperazione" citata nei file audio registrati dalla madre sia stata la causa di una catena di decisioni cliniche temerarie. Resta il monito di un padre che, pur lodando l'umanità di molti infermieri e medici del Monaldi, attende ora che la giustizia dia un nome a chi ha trasformato un trapianto salvavita in un incubo fatale.
