Il Quirinale esprime vicinanza alla famiglia di Giovanna Bifulco, morta nel 2004

Vent’anni di dolore e battaglie, la 44enne morì in una clinica del vesuviano

il quirinale esprime vicinanza alla famiglia di giovanna bifulco morta nel 2004

Lo Studio Maior chiede la riapertura delle indagini alla Procura di Nola

Nola.  

 

Il dolore per una perdita improvvisa che si unisce a un "travaglio giudiziario" lungo più di vent'anni. La storia di Giovanna Bifulco Accardi, la 44enne deceduta il 3 febbraio 2004 in una clinica del Vesuviano, si arricchisce oggi di un capitolo istituzionale di forte impatto emotivo. La Presidenza della Repubblica, tramite l’Ufficio per Affari dell’Amministrazione della Giustizia, ha risposto ufficialmente alla lettera aperta che i familiari della donna avevano inviato al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Dal Quirinale è giunto un segnale di sincera vicinanza umana per il dramma che accompagna la famiglia Bifulco, pur ribandendo  come impone la Costituzione  il principio di separazione dei poteri. Il Presidente non può intervenire nei procedimenti della magistratura, ma la sensibilità mostrata da Roma rappresenta, per i legali e i parenti, un riconoscimento non scontato della sofferenza subita in questi due decenni.

La tragedia del 2004 e l'accusa della famiglia: "Abbandono professionale"

Per capire la portata della vicenda, bisogna fare un salto indietro nel tempo fino a quel tragico inizio di febbraio del 2004. Giovanna Bifulco viene colpita da un grave quadro infettivo. Secondo la ricostruzione dei legali dello Studio Associato Maior - gli avvocati Pierlorenzo Catalano, Michele Francesco Sorrentino e Filippo Castaldo - tra il 31 gennaio e il giorno del decesso la donna sarebbe stata vittima di un "totale abbandono professionale".

I contatti con i medici di base e la Guardia Medica si sarebbero limitati a valutazioni a distanza e prescrizioni telefoniche, senza che nessuno eseguisse una visita diretta o accertamenti clinici approfonditi. Quando la situazione è precipitata, il trasporto d'urgenza presso la Clinica Santa Lucia si è rivelato tardivo.

Nel corso degli anni, le aule di giustizia sia in sede penale che civile hanno escluso il nesso di causalità tra l'operato dei medici e la morte della donna, archiviando il caso come una "fatalità improvvisa" e una morte "imprevedibile". Una verità processuale che la famiglia Bifulco non ha mai accettato.

La smentita dell'autopsia e la nuova mossa dello Studio Maior

Le perizie di parte si scontrano da tempo con le conclusioni della Procura di Nola. Secondo i consulenti tecnici dello Studio Maior, infatti, l'esame autoptico parlerebbe chiaro: già 24 ore prima delle prescrizioni telefoniche il quadro clinico di Giovanna era profondamente compromesso. Non si sarebbe trattato, dunque, di una fatalità imprevedibile, ma di complicazioni che potevano e dovevano essere monitorate. Per questo motivo, gli avvocati hanno depositato una nuova denuncia-querela alla Procura di Nola, chiedendo formalmente la riapertura delle indagini alla luce di nuovi elementi documentali e valutativi.

"La risposta della Presidenza della Repubblica rappresenta un importante segnale di vicinanza umana alla famiglia Bifulco", spiegano i professionisti dello Studio Associato Maior. "Nel rispetto dei limiti costituzionali ribaditi dal Quirinale, resta però l’esigenza di un ulteriore approfondimento giudiziario per fare piena chiarezza su una vicenda che la famiglia ritiene ancora irrisolta".

La parola passa ora nuovamente ai magistrati di Nola, chiamati a valutare se esistano i margini per riaprire un caso che, a distanza di 22 anni, continua a essere una ferita aperta nel cuore della Campania.