Ramadan a Napoli: ricordate le vittime della strage di Dacca

Oggi in piazza Mercato

Napoli.  

I nomi delle vittime italiane dell'attentato a Dacca, in Bangladesh, letti uno alla volta. Si è chiuso così il Ramadan a Napoli, in un piazza Mercato piena di persone nonostante il caldo. Palloncini colorati e piccole mongolfiere in ricordo degli italiani che hanno perso la vita, nella notte tra il 1 e il 2 luglio scorsi. «Siamo dalla parte di chi combatte contro il terrorismo - ha detto Abdullah Cozzolino, presidente della Federazione islamica della Campania - al termine della cerimonia, un minore ha letto i nomi degli italiani che sono morti».

È «inammissibile», per l'imam, quanto accaduto durante il Ramadan. «Siamo di fronte a cose che non hanno nulla a che vedere con la nostra religione - ha affermato - perché la nostra non è una religione di guerra, ma di pace». «I nemici non sono i musulmani - ha aggiunto - ma il radicalismo degli emarginati che viene alimentato dall'odio e dalla rabbia e armato dall'industria più potente del mondo». A Napoli, la comunità musulmana è «molto grande ed è ben inserita nel contesto sociale». «Napoli è una città che si affaccia sul Mediterraneo - ha concluso - È sempre stata una città dell'accoglienza, anche per la sua posizione nel Mediterraneo».

«Stamattina ho salutato la comunità islamica di Piazza Mercato radunata per la fine del Ramadan. La nostra è una città di pace, accoglienza e solidarietà - così il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris -. Qui possono convivere religioni e culture. Ho detto loro che l'Islam non ha nulla a che vedere con il terrorismo. Chi sostiene il contrario è nemico della pace e della solidarietà tra i popoli. Napoli non ha mai avuto paura di mescolarsi a nuove culture, la stessa cultura napoletana è di per se porosa, sintesi di numerose lingue e tradizioni che hanno abitato le città. Anche per questo è così particolare e riconoscibile la nostra identità. Chi raggiunge Napoli da altre terre è una risorsa per noi. Ognuno degli sguardi incrociati oggi ha una storia da raccontare e con le storie di tutti si migliora come persone. Siamo il cuore del mediterraneo, siamo una città di pace. Le terre non vanno colonizzate ma aiutate, nessuno qui ha modelli da esportare».

Simonetta Ieppariello