"Non si può dire Gaza, né genocidio". Gallo: "Imbarazzato per la mia categoria"

"Successe cose gravi e mai nessuno ha detto niente"

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Napoli.  

 Un tempo c’erano Pasolini, Gaber, Dario Fo. Artisti capaci di riempire i teatri, far divertire il pubblico e, contemporaneamente, scuotere le coscienze politiche del Paese. Oggi, secondo l'attore e regista Massimiliano Gallo, lo scenario è desolante: regnano il silenzio, l'individualismo e, soprattutto, la paura.

Durante un intervento tenutosi stamani nel distretto campano dell’audiovisivo, all'ex base Nato di Bagnoli, Gallo non ha usato giri di parole per esprimere il proprio profondo disagio nei confronti del mondo dello spettacolo italiano, descrivendo una categoria ormai paralizzata e incapace di protestare.

"Paura di tutto": le parole censurate del nostro tempo

Il nucleo del discorso di Gallo tocca corde sensibilissime, legate al clima culturale e sociale che si respira negli ultimi anni.

"Sono molto imbarazzato per la mia categoria in questi ultimi anni. Sono successe cose abbastanza gravi e nessuno ha mai detto niente. Siamo in un'epoca in cui abbiamo paura di tutto. Non si può dire 'pace', non si può dire 'Gaza', non si può dire 'genocidio', non si può dire niente".

Un'autocensura dettata dal timore, che contrasta nettamente con la reattività del panorama internazionale, dove molti colleghi d'oltreoceano e del resto d'Europa hanno scelto di esporsi pubblicamente, spesso pagandone le conseguenze in prima persona. In Italia, invece, tutto tace. "Abbiamo un ministro che non parla con chi fa cinema, un cinema bloccato, e nessuno dice niente. Nessuno. Neanche i produttori", ha incalzato l'artista.