"Storie" stana i trasformisti: con De Luca la peggiore destra

Sulla rivista settimanale di Ottopagine tutti gli spostamenti dei transfughi delle regionali

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Napoli.  

Gramsci definiva il trasformismo una “rivoluzione passiva” un metodo attraverso il quale le forze della conservazione perpetravano il loro potere. Oggi, con l’avvicinarsi delle elezioni regionali e con gli spostamenti di molti personaggi politici da uno schieramento all’altro si torna a ragionare di trasformismo. Lo ha fatto Claudio Mazzone nella nostra rivista settimanale, Ottopagine Storie, nella quale sono stati elencati alcuni dei casi più eclatanti di passaggi da Caldoro, dato per sconfitto, a De Luca che sembra sulla cresta dell’onda e che si prepara ad una vittoria che sembra così scontata da aver attirato anche i paladini della rivoluzione arancione del nemico giurato dello sceriffo di Salerno, quel Luigi de Magistris che lo paragonava a Ceaucescu.

Per districarsi in questo groviglio di passaggi, abbandoni e tradimenti, ci sarebbe bisogno di una cartina geografica di quelle però di Harry Potter che cambiano in base ai momenti, o forse meglio di un centro di gravità permanente come cantava Battiato. 

Nella rivista, Ottopagine Storie, si prova però a disegnare un quadro ben chiaro che mostra una corrente che porta i naufraghi dei partiti di un centrodestra in grande difficoltà e degli arancioni senza il loro Masaniello, approdare sull’isola deluchiana pronti a sedersi al banchetto a base di nomine e consigli di amministrazioni previsto dopo il 21 settembre.

E dunque se nel 2010 alla sua prima candidatura De Luca tuonava contro “accozzaglia di Caldoro” reo di aver messo insieme da De Mita a Mastella, passando per Pomicino e Cosentino, oggi è De Luca ad imbarcare tutti, con Mastella che presenta la sua, De Mita che già fu folgorato 5 anni fa, Pomicino che si spella le mani, e i cosentinaiani candidati nelle liste del Presidente.  

Tra i vari i casi i più eclatanti sono quelli di chi ancora oggi è seduto tra i banchi dell’opposizione e sparava a zero fino a qualche settimana fa contro De Luca.   

Flora Beneduce, come scrive Mazzone nella rivista, consigliera regionale di Forza Italia che fu anche candidata al senato nel 2018 e con un Facebook piano di foto di Silvio Berlusconi, ad esempio a gennaio ancora diceva che “i 5 anni di De Luca erano stati solo annunci e comunicazione. Un flop”. 

Oggi la stessa Beneduce è candidata con la lista De Luca Presidente  e vede il governatore uscente come non più come un flop e un ma fallimento ma come “l’albero della vita e l’albero non è né di destra né di sinistra”.

Stesa sorte per Raffaele Coppola, sindaco di Liveri e berlusconiano di ferro che nel gennaio 2017 scriveva su Facebook “Ospedali della Vergogna, Trasporti al Collasso, "Fritture di Pesce" per gli amici. Dopo gli ultimi episodi di Cronaca De Luca lancia il suo Nuovo Slogan: Sempre Ultimi”, oggi è candidato proprio con quello delle “fritture di pesce”.  

C’è poi Paola Raia, anche lei di Forza Italia, ex-consigliera regionale eletta con Stefano Caldoro, cosentiniana di ferro, candidata a sindaco di Somma Vesuviana con il centrodestra. La sua pagina Facebook si è trasformata e la foto con Caldoro è stata affiancata da quella con De Luca, il quale, come ha detto la ex-consigliera, le ricorderebbe suo padre. Bisognerebbe però informare la neodeluchiana che nel mondo “figli di” c’è la fila e il governatore di figli in politica già ne ha. 

Con il Presidente uscente si candiderà anche Mario Ascierto Della ratta, che oltre ad essere il fratello del medico del tocilizumab, è anche un ex consigliere regionale di Fratelli d’Italia. Da Benevento sarà candidato a Napoli, questo giusto per confermare che serve più il suo nome che le sue idee. 

Tra gli arancini orfani di de Magistris troviamo Nino Siemone, consigliere comunale di Napoli, è già candidato e dalle foto con il sindaco rivoluzionario, e dalle manifestazioni anti-debito, oggi è al fianco De Luca. 

Stesso spostamento lo fa Mario Coppeto che con la sinistra, articolo 1, sarà schierato con De Luca e non fa niente se negli anni in consiglio comunale di Napoli ha sostenuto posizioni che sono lontane anni luce dal governatore. 

Ma d’altronde nel mondo arancione lo sgretoralemento e l’abbandono della nave che affonda è iniziato ben prima, con i passaggi in Italia Viva. L’esempio di Carmine Sgambati, consigliere comunale di Napoli e vicesindaco in Città Metropolitana, che su Facebook scriveva contro la moglie di Renzi che aveva accompagnato il marito in un viaggio ufficiale negli USA “in classe sua è stata chiamata una supplente???…. i permessi 104 sono un atto di civiltà”, oggi è uno degli uomini di punta dei renziani a Napoli e anch’egli in odore di candidatura in una lista di Italia Viva.

Poi c’è da sottolineare il trasformismo che si nasconde dietro il passaggio del solito pacchetto di voti di padre in figlio. Se ad esempio si fa sempre più concreta la possibilità che il figlio di Pasquale Sommesse, consigliere regionale di lungo corso, oggi in opposizione al fianco di Caldoro, si possa candidare con Vincenzo De Luca, il contrario accade con il figlio del sindaco di Melito, Antonio Amente  pronto a scendere in campo con Caldoro. 

Il quadro dunque p deprimente per chi crede ancora ad una politica capace di provare emozioni. Oggi tutti possono rappresentare il contrario di tutto, nulla deve essere giustificato e a contare è solo il consenso e il potere per il potere. L’unico obbiettivo sembra la conservazione della poltrona e alla fine lo scontro non c’entra nulla con la Campania, con il futuro, con le persone, la politica resta chiusa in una bolla fatta di interessi individuali e di ambizioni personali. I volti, le mani, le parole e anche i cognomi sono sempre gli stessi. Questo è il circo della politica, non ci sono né nani né ballerine ma solo acrobati, funamboli e clown.