Monaldi, un atto di "igiene politica". La scure di Fico sul sistema De Luca

Ecco perché il provvedimento non è solo una risposta a una tragedia sanitaria

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Napoli.  

L'ispezione straordinaria e l'ombra di un sostanziale smantellamento dei vertici gestionali del Monaldi, decisi da Roberto Fico nelle ultime ore, non rappresentano soltanto una risposta amministrativa - doverosa e forse anche un po' tardiva - a una tragedia sanitaria con la morte di un bambino, il piccolo Domenico Caliendo, che ha profondamente colpito l'opinione pubblica. In Campania, dove la sanità assorbe circa l’80% del bilancio regionale, ogni atto di gestione ospedaliera è, per definizione, un atto politico. Quali sono dunque i risvolti di questo provvedimento, che segna una rottura profonda tra la nuova era Fico e il decennio dominato da Vincenzo De Luca? 

La "Scure" di Fico sul Sistema De Luca

Il commissariamento de facto delle attività trapiantologiche del Monaldi e l’avvio di un’ispezione che punta a "valutare le responsabilità gestionali" sono il segnale che l'ex Presidente della Camera ha deciso di recidere il cordone con la sanità del passato. Per anni, l’Azienda dei Colli (Monaldi-Cotugno-CTO) è stata considerata la roccaforte dell'eccellenza sanitaria campana, ma anche uno dei fulcri del potere decisionale di Vincenzo De Luca. La gestione di Anna Iervolino, fedelissima dell'ex governatore, è finita oggi sotto il fuoco incrociato di un'istruttoria che parla di "criticità sistemiche preesistenti".

Usando termini come "clima relazionale deteriorato" e "protocolli non aggiornati", Fico non sta solo parlando di un errore medico: sta denunciando il fallimento di un modello di gestione basato sulla nomina politica e sulla centralizzazione del potere che ha caratterizzato la "stagione dello sceriffo". 

Il Monaldi come simbolo del "de-deluchismo"?

Commissariare o colpire i vertici del Monaldi significa, politicamente, dichiarare che la sanità campana non è più un territorio protetto per gli uomini e le donne vicini a Salerno. Per Fico, questo atto ha una triplice valenza: rispondere all'indignazione pubblica per la morte del piccolo Domenico, marcare una discontinuità netta, dimostrare che la nuova giunta non farà sconti sul passato, nemmeno a costo di aprire una guerra frontale con alcuni pezzi del proprio apparato.

Fico ha inoltre annunciato che l'ispezione riguarderà non solo l'azienda dei Colli ma tutti i presìdi che entrano nella rete trapiantologica campana. Il giro di vite potrebbe innescare una sorta di reazione a catena che dall'azienda dei Colli si irradia fino a comprendere tutte le aziende ospedaliere e sanitarie dove l'ex governatore De Luca si è assicurato, ben prima della scadenza del mandato, la presenza di manager fidati.

De Luca ha sempre basato la sua narrativa politica sulla "Sanità d'eccellenza" che avrebbe salvato la Campania dal baratro. Il fatto che ora un governatore del suo stesso schieramento (seppur di diversa estrazione) definisca quel sistema "estremamente preoccupante" toglie a De Luca la sua arma retorica principale in un momento delicato come è quello della corsa alle comunali di Salerno.

In questo momento infatti Vincenzo De Luca si trova a gestire una ritirata strategica verso il suo feudo storico. L'ex governatore punta alla poltrona di Sindaco di Salerno, anche senza il placet del PD nazionale e contro il Campo Largo. Ma un De Luca assediato dalle inchieste sulla sanità e dai provvedimenti ispettivi che sconfessano il suo operato potrebbe apparire un leader più debole. Se il Monaldi cade sotto i colpi del commissariamento, cade anche l'immagine di efficienza che De Luca ha sempre difeso con i denti e sulla quale ha costruito la sua lunga e proficua esperienza amministrativa, da Salerno alla Regione Campania.  I suoi storici avversari dunque potrebbero usare i risultati dell'ispezione al Monaldi come barriera politica per isolare definitivamente l'ex governatore, rendendo la sua candidatura una "corsa solitaria" e priva di coperture istituzionali.

Un atto di "Igiene Politica"

L'atto di Fico è, in sintesi, un'operazione di igiene politica, al netto delle circostanze che hanno portato il presidente ad assumere il provvedimento (dovuto, sia chiaro, innanzitutto alla famiglia del piccolo Domenico). Se l'ispezione dovesse confermare che i vertici del Monaldi sapevano delle criticità e non sono intervenuti, la responsabilità ricadrebbe indirettamente su chi quelle figure ha nominato e difeso per anni. Per De Luca, il Monaldi rischia di diventare la "Waterloo" sanitaria che trasforma il suo tentativo di ritornoin campo in una battaglia di pura resistenza, privandolo del consenso di quella classe media che lo aveva sostenuto proprio in nome di una presunta efficienza manageriale.