Questa mattina la Digos di Napoli, su disposizione della Procura, ha eseguito perquisizioni domiciliari nei confronti di cinque esponenti del partito dei Carc. Un’ulteriore perquisizione è stata effettuata contestualmente a Firenze. Tra le persone coinvolte figurano anche tre componenti della direzione nazionale del movimento politico.
Parallelamente alle operazioni delle forze dell’ordine, sia a Napoli che nel capoluogo toscano si sono svolti presidi di solidarietà: diversi attivisti si sono radunati davanti alle sedi delle questure per manifestare vicinanza agli indagati.
Secondo quanto riferito dagli stessi Carc, le contestazioni includerebbero anche l’ipotesi di reati legati al terrorismo. In particolare, agli indagati verrebbe contestato di aver “promosso, costituito, organizzato, diretto, finanziato o comunque partecipato a un’associazione che si propone il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o eversione dell’ordine democratico”, con presunti riferimenti all’operatività delle Brigate Rosse e delle Nuove Brigate Rosse.
Le accuse comprenderebbero inoltre l’ipotesi di “istigazione pubblica” e “apologia di delitti di terrorismo”, sempre con richiami riconducibili ai suddetti gruppi.
In una nota diffusa dagli ambienti vicini ai movimenti napoletani che si sono schierati al fianco degli esponenti del Carc, le operazioni vengono definite come una forma di repressione del dissenso politico. Nel comunicato si parla di una fase di “guerra diffusa e economia di guerra”, nella quale – secondo gli attivisti – gli apparati statali utilizzerebbero strumenti giudiziari per criminalizzare ogni forma di opposizione politica radicale.
I sostenitori del movimento hanno inoltre riferito che, dopo oltre sei ore di fermo, le persone perquisite sono state successivamente rilasciate senza l’applicazione di misure cautelari.
Le indagini proseguono sotto il coordinamento della Procura competente.
