Cinquanta vittime dall’inizio dell’anno. Un fatto di sangue ogni due giorni e mezzo. Sette morti, ventidue feriti da colpi d’arma da fuoco e ventuno accoltellati. È la contabilità da bollettino di guerra che ha spinto questa mattina oltre mille persone a scendere in piazza a Napoli. Una mobilitazione di popolo, partita da piazza Garibaldi e diretta verso il Duomo, per spezzare l'assedio della violenza giovanile e contestare le risposte esclusivamente punitive finora messe in campo dalla politica nazionale.
La geografia di questa "guerra diffusa" non fa sconti e non ammette zone franche: stringe in un'unica morsa le periferie storiche di Scampia e Ponticelli e il cuore turistico dei Quartieri Spagnoli. Davanti a questa scia di sangue, dove vittime e carnefici condividono quasi sempre la stessa giovane età, la società civile ha risposto unendosi sotto un unico grande striscione: "Liberiamo Napoli dalle violenze. Stop the war".
Don Mimmo Battaglia: «Se un ragazzo cade, la responsabilità è di tutta la città»
Ad intercettare e guidare idealmente il corteo c'è l'Arcivescovo Metropolita di Napoli, don Mimmo Battaglia, primo firmatario di un appello che ha registrato l'adesione di oltre 150 sigle tra associazioni, sindacati (Cgil e Uil in testa), movimenti sociali e volti noti della cultura partenopea, da Maurizio De Giovanni a Valeria Parrella e Viola Ardone. «La cosa importante, che non dobbiamo mai dimenticarci, è che se un ragazzo cade è tutta la città che è responsabile ed è tutta la città che deve inchinarsi e rialzarlo. Napoli non ha bisogno di eroi solitari, ma di alleanze educative».
L’affondo della Chiesa napoletana punta dritto al cuore della gestione dell’ordine pubblico degli ultimi mesi: «La repressione non basta, serve prevenzione», ha incalzato l'Arcivescovo, richiamando il monito di Papa Leone XIV sulla necessità di sostituire la "trascuratezza" delle istituzioni con la "cura" dei territori. «La camorra si nutre della povertà educativa e del vuoto di futuro. Si combatte nei luoghi della crescita, nelle solitudini che feriscono i nostri ragazzi».
Dal Patto Educativo alla proposta politica: ecco il "Decreto Comunità"
La manifestazione odierna, promossa da Libera e sostenuta da una fitta rete del terzo settore, non si è limitata alla protesta, ma ha delineato una precisa piattaforma di riforme. L'obiettivo è superare la frammentazione degli interventi e istituzionalizzare il Patto Educativo. Sul tavolo delle istituzioni locali - rappresentate in piazza dalla vicesindaca Laura Lieto con la fascia tricolore, dagli assessori regionali e comunali Andrea Morniroli e Valerio Di Pietro, e dal garante dei detenuti Samuele Ciambriello e il consigliere regionale Davide D'Errico - la piazza ha depositato due proposte legislative concrete:
Una Legge Regionale sull'Educativa di Comunità: per garantire continuità strutturale ai progetti educativi nei quartieri a rischio, sottraendoli alla logica dei bandi temporanei.
Un "Decreto Comunità": una misura nazionale che rifiuti la logica di marchiare i territori con i nomi di città o quartieri disagiati, concentrandosi invece su investimenti strutturali.
I punti chiave della piattaforma
Dignità del lavoro sociale: introduzione di un salario mensile minimo e stabilità contrattuale per gli educatori e gli operatori del terzo settore. E poi il riuso dei beni confiscati con la riqualificazione immediata degli spazi abbandonati e delle terre incolte per sottrarli alle mafie e generare economia sociale. Infine il welfare di prossimità: accesso gratuito a sport e cultura, piani anticorruzione stringenti negli ambiti sociali di zona e scuole aperte oltre l'orario curricolare.
Libera e la Rete per la Sicurezza: «Disarmare i quartieri popolari»
«La marcia è un momento di condivisione, ma anche di denuncia forte contro le armi, contro chi le vende e contro chi le usa», ha spiegato Mariano Di Palma, coordinatore regionale di Libera. «Finché non ci libereremo dal possesso illegale e diffuso delle armi e finché non renderemo i quartieri più popolari luoghi di risanamento pubblico, continueremo a vedere il sangue per le strade».
Un grido d'allarme condiviso dalle portavoci della Rete per la Sicurezza Minori e Adolescenti, che hanno ribadito la necessità di un'assunzione di responsabilità collettiva: «Non possiamo limitarci a contare le ferite e i morti. Dobbiamo scegliere da che parte stare: dalla parte della cura, della vita e dei ragazzi di questa città» ha detto Nelide Milano.
La manifestazione si è conclusa con l'annuncio di un'assemblea pubblica per calendarizzare i prossimi passi della proposta di legge. La sfida alle camorre e alla marginalità sociale, a Napoli, da oggi passa ufficialmente per le aule della politica e le strade della comunità educante.
