Napoli Pride, gli organizzatori denunciano aggressione antisemita

Denuncia del Comitato: attivisti ebrei di Keshet aggrediti a Piazza Dante con liquido urticante

napoli pride gli organizzatori denunciano aggressione antisemita

Scatta la segnalazione in Procura

Napoli.  

Non si placano le polemiche e i risvolti di cronaca legati alla trentesima edizione del Napoli Pride. Dopo gli arresti della scorsa notte per le violenze e le presunte molestie a Piazza Dante, i portavoce della manifestazione hanno diffuso una dura nota ufficiale per denunciare un ulteriore e grave episodio: un'aggressione con dinamiche antisemite orchestrata ai danni del Comitato organizzativo e dei delegati dell'associazione ebraica LGBT+ Keshet.

Secondo quanto dichiarato dagli organizzatori, un gruppo di circa venti persone avrebbe bloccato il corteo e preso di mira i partecipanti ebrei con insulti, sputi, lancio di liquido urticante e la sottrazione violenta di simboli religiosi.

La dinamica dei fatti: il blocco del corteo e il liquido urticante

La ricostruzione fornita dal Comitato Napoli Pride descrive un'azione pianificata e scattata all'ingresso di Piazza Dante. Il bersaglio iniziale del raid sarebbero stati quattro attivisti dell'associazione Keshet, formazione ebraica LGBT+ che aveva formalmente aderito alla piattaforma politica della manifestazione partenopea (la quale include, tra i vari punti, la condanna delle azioni militari del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu a Gaza). Nonostante tale posizionamento politico, la presenza dei delegati di Keshet ha scatenato la reazione del gruppo di contestatori. La nota dell'agenzia stampa riporta i dettagli della denuncia: "Il corteo è stato bloccato, innescando spintoni e insulti verbali rivolti allo staff. Gli aggressori avrebbero lanciato palloncini d’acqua, sputi e del liquido urticante. Durante le tensioni, a uno dei ragazzi ebrei è stata strappata la kippah (il tradizionale copricapo) dal capo, tra insulti a sfondo discriminatorio. L'escalation si è spostata nei pressi del palco principale. Circa venti persone hanno tentato di forzare le transenne del retro palco lanciando altri corpi contundenti e liquidi, rendendo necessario il massiccio intervento dei reparti di Polizia".

L'intervento della Digos e la solidarietà dei Pride internazionali

A causa dell'alto rischio di scontri, gli organizzatori e i membri dell'associazione Keshet sono stati costretti a rifugiarsi nel backstage del palco su disposizione e protezione della Digos (Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali). Il gruppo è rimasto bloccato all'interno mentre i contestatori ostruivano i varchi d'accesso. I fatti sono stati denunciati pubblicamente a fine evento dal palco da Antonello Sannino, affiancato dai rappresentanti delle delegazioni internazionali presenti  tra cui i portavoce del Torino Pride, del Beirut Pride e dell'Odessa Pride  oltre allo storico attivista Vanni Piccolo. Nel comunicato viene fatto esplicito riferimento a settimane di tensioni latenti sui canali social e al clima di contrapposizione politica interna ai movimenti, citando anche lo svolgimento, nella settimana precedente, della manifestazione alternativa denominata "Arruvutamma Pride".

I risvolti giudiziari e la richiesta alle Istituzioni

I vertici del Napoli Pride hanno annunciato l'intenzione di procedere per vie legali per individuare i responsabili dei disordini e delle violenze di matrice antisemita: "Denunceremo formalmente tutto quanto accaduto, fornendo alle autorità competenti nomi e cognomi dei responsabili. L’odio e l’antisemitismo esplosi rappresentano una vergogna che non lasceremo impunita", si legge nella nota del comitato.

Le associazioni hanno inoltre richiesto un incontro urgente e straordinario con il Prefetto e il Questore di Napoli, con il Sindaco Gaetano Manfredi e con il Presidente della Regione Campania Roberto Fico. L'obiettivo del tavolo istituzionale sarà quello di fare chiarezza sulla dinamica dell'ordine pubblico e di garantire tutele legali e di sicurezza alle sedi e agli attivisti, dinanzi al timore di ulteriori ritorsioni.