Comuni italiani promuovono a pieni voti la propria gestione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), smentendo i vecchi scetticismi sull'efficienza amministrativa, soprattutto nel Mezzogiorno. Oltre il 90% dei progetti comunali risulta oggi completato o in fase di completamento. A tracciare questo bilancio storico è stato Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), durante un vertice tenutosi oggi a Bari con il sindaco del capoluogo pugliese, Vito Leccese.
I numeri presentati fotografano una vera e propria rivoluzione strutturale nella capacità di spesa degli enti locali negli ultimi otto anni. Se nel 2017 la spesa complessiva dei Comuni in termini di pagamenti si attestava a poco più di 8 miliardi di euro, nel 2025 la cifra ha toccato la quota record di oltre 22 miliardi di euro. «Un dato politico e finanziario straordinariamente importante», ha sottolineato Manfredi, che certifica il ruolo dei sindaci come veri motori degli investimenti pubblici nel Paese.
Il riscatto amministrativo del Mezzogiorno
Il focus dell'incontro si è inevitabilmente concentrato sulle performance delle amministrazioni del Mezzogiorno. Storicamente gravate da timori legati alla carenza di personale e a storici deficit organizzativi, le classi dirigenti meridionali hanno invece risposto con numeri in perfetta linea con il resto d'Italia, registrando in alcuni specifici segmenti risultati persino superiori alla media nazionale.
«Tutti gli obiettivi che erano di responsabilità dei Comuni fino ad oggi sono stati sempre raggiunti. È un dato estremamente positivo. Il Sud ha dimostrato che la capacità amministrativa e la qualità delle classi dirigenti nel portare a termine progetti complessi sono ormai pienamente mature e in linea con lo standard nazionale. Inizialmente c'era un grande timore su questo, ma la realtà ha smentito i pregiudizi.» — Gaetano Manfredi, Presidente ANCI
Secondo il leader dell'ANCI, la crescita economica superiore alla media nazionale registrata dal Mezzogiorno negli ultimi quattro anni è la conseguenza diretta di questa rinnovata capacità di spesa e pianificazione, favorita da un quadro regolatorio straordinario che ha snellito le procedure burocratiche.
Le tre sfide lanciate al Governo Meloni
Consolidati i risultati della fase realizzativa, l'ANCI guarda ora al futuro e lancia tre precise richieste esecutive al Governo centrale per non disperdere il patrimonio di competenze accumulato e garantire la sostenibilità delle opere sul lungo periodo:
Fondi sussidiari per le opere in ritardo: Garantire, tramite lo stanziamento di risorse nazionali, il completamento di quei progetti che non si è riusciti a terminare entro le scadenze rigide del PNRR a causa di documentate cause di forza maggiore, evitando che i cantieri restino incompiuti.
Copertura dei costi di gestione: Sostenere la spesa corrente dei Comuni per la gestione delle nuove infrastrutture create (come asili nido, nuove linee di trasporto urbano e centri polifunzionali), affinché gli enti locali abbiano le risorse necessarie per l'assunzione del personale e la manutenzione ordinaria.
Stabilizzazione della semplificazione amministrativa: Consolidare i meccanismi di semplificazione e i modelli organizzativi innovativi introdotti appositamente per il Piano. «Tornare indietro alle vecchie regole significherebbe perdere questo enorme vantaggio competitivo», ha ammonito Manfredi.
L'appello conclusivo arrivato da Bari punta alla tutela di un modello di governance locale che ha dimostrato di funzionare. I sindaci chiedono di non interrompere il processo di modernizzazione della macchina pubblica e di essere messi nelle condizioni finanziarie di restituire, in piena efficienza, le nuove opere alle rispettive comunità urbane.
