Prodi a Napoli: Democrazia fragile, c'è timore di un "incidente globale"

Lectio Magistralis dell'ex presidente del Consiglio alla Federico II

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I due ammonimenti agli studenti: diffidare dei guru e riconsiderare la storia

Napoli.  

Una riflessione lucida e profonda sul disordine geopolitico globale, le fragilità strutturali dell’Unione Europea e la crisi dei valori democratici in Occidente. Cornice d'eccezione dell'evento è stata la magnifica chiesa di San Marcellino e Festo, una location che ha subito incantato l'ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi, visibilmente colpito dalla straordinaria bellezza del complesso universitario.

L'occasione è stata l'inaugurazione dell'anno accademico 2026/2027 del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, un appuntamento che ha segnato anche il momento conclusivo del percorso "Sguardi sul presente", introdotto dai saluti del rettore Andrea Mazzucchi, della direttrice di dipartimento Paola De Vivo e dall'introduzione di Massimo Adinolfi. Davanti a una platea di studenti e docenti, Prodi ha tenuto la sua lectio magistralis incentrata sul tema “L’Europa nella guerra mondiale a pezzi”, consegnando ai giovani due messaggi chiave e senza filtri.

I due ammonimenti agli studenti: diffidare dei guru e riconsiderare la storia

Nel corso del suo intervento, l'ex premier ha voluto rivolgere un duplice invito alle nuove generazioni di politologi e cittadini, esortandoli a sviluppare uno spirito critico svincolato dai dogmi del presente:

Diffidare dei grandi guru della scienza politica: «Ogni volta le cose devono essere riesaminate e ripensate», ha ammonito Prodi, mettendo in guardia contro le facili ricette o le visioni dogmatiche imposte dai presunti tuttologi del dibattito pubblico.

La storia non è sempre maestra di vita: Sfatando un celebre luogo comune, Prodi ha sottolineato che «la storia non è magistra vitae». Sebbene lo studio del passato costituisca un esercizio di riflessione indispensabile, ogni epoca ha le sue peculiarità irripetibili, e pretendere che la storia offra soluzioni preconfezionate rischia di condurre a gravi errori di interpretazione.

Geopolitica e conflitti: il timore di un "incidente" globale

Passando all'analisi dello scenario internazionale, Prodi ha ribadito come dall'inizio della guerra in Ucraina i fronti di crisi si siano moltiplicati incessantemente, dal Medio Oriente agli Stretti strategici, senza che nessuno trovi una reale via d'uscita. Sollecitato dai cronisti sulle recenti dichiarazioni del comandante supremo della Nato in Europa, Alexus Grynkewich, l'ex presidente del Consiglio ha espresso la sua preoccupazione più profonda: «Quello che preoccupa di più è proprio un possibile incidente. Speriamo di no, perché questo sarebbe gravissimo, ma quando tante cose accadono insieme, quel pericolo ce l'ho profondo»

Democrazia in arretramento e il "voto per paura"

Al centro della lectio c'è la tenuta dei sistemi democratici, definiti in evidente fase di arretramento a livello globale, con gli Stati Uniti spesso nel ruolo di apripista di questa pericolosa tendenza. «Le continue tensioni globali generano paura nella gente, che finisce per difendersi cercando protezione nell'autorità», ha spiegato Prodi. Nei Paesi democratici si vota sempre meno per ragioni economiche e sempre più per identità e insicurezza, trasformando lo straniero nel nemico e alimentando una pericolosa deriva nazionalista e di chiusura.

«Non è solo un problema della sinistra italiana, è un problema della democrazia in genere, che è in arretramento», ha avvertito l'ex presidente della Commissione europea. «Un problema serissimo che, con l’America a guidare questo processo, diventerà ancora più grave. C’è una crisi in Francia, in Germania, in Italia, in Spagna, oltre che in Brasile. Le continue tensioni generano paura nella popolazione, che cerca protezione affidandosi all'autorità. È necessario raggiungere la pace per riorganizzare la democrazia». Secondo Prodi, le dinamiche elettorali nei Paesi occidentali si stanno progressivamente staccando dall'analisi dei fattori economico-sociali per fare leva sul fattore identitario e securitario: «Si vota sempre meno per interesse economico e sempre più per identità, alimentata dalla paura delle guerre e dall'assenza di una governance globale. La sicurezza è diventata il tema dominante e l'estraneo viene dipinto come il nemico. Chi soffia contro gli immigrati vince le elezioni, persino nei contesti in cui la forza lavoro straniera è indispensabile. Di fronte all'identità percepita come minacciata, tutto il resto passa in secondo piano».

Politica estera europea: il vuoto su Gaza, Africa e Cina

Ampio spazio della lectio magistralis è stato dedicato alle carenze strategiche e diplomatiche dell'Unione Europea nello scenario geostrategico globale. Prodi ha evidenziato l'incapacità delle istituzioni europee di tradurre in iniziative concrete la spinta delle piazze e dei giovani: «Su Gaza abbiamo assistito a proclami e manifestazioni straordinarie da parte dei giovani, ma non a un singolo atto politico incisivo da parte dei governi europei. Non è stata formulata una proposta forte e persino sul tema del commercio nei territori occupati l'UE si è scoperta divisa».

L'assenza di un approccio unitario verso il continente africano rischia di marginalizzare definitivamente l'Europa: «La Cina commercia con 53 Stati africani su 54, mentre la Russia mantiene l'influenza militare in diverse ex colonie. L'Europa, priva di una politica comune e incapace di superare l'eredità coloniale, viene progressivamente espulsa dal contesto africano, laddove un patto strategico Europa-Africa sarebbe ben accetto». In Asia, la percezione dell'UE appare fortemente ridimensionata. «Se andate in Cina, l’Europa viene considerata del tutto inappropriata e inconcludente nello scenario globale, proprio perché manca l'unione politica necessaria a prendere grandi decisioni condivise», ha rimarcato Prodi.

Politica interna: la stabilità e la legge elettorale

Non è mancato un passaggio sulla politica italiana. A margine dell'evento, interpellato dai giornalisti sulle dinamiche interne e rispondendo indirettamente a Paolo Gentiloni, che aveva richiamato le vittorie elettorali del 1996 e del 2006, Prodi ha tagliato corto con una battuta: «Ha detto bene Gentiloni, ma in politica non è che non ci sia due senza tre». L'ex premier ha invece riservato una critica mirata alla recente legge elettorale varata dalla maggioranza di centrodestra: «Un governo che si vanta della stabilità e poi deve fare una legge per garantire stabilità... beh, c'è qualcosa che non va» 

Il ruolo delle Università e la memoria di Ventotene

In apertura dell'evento, il rettore dell'Ateneo federiciano, Andrea Mazzucchi, ha richiamato le responsabilità storiche del mondo accademico nella salvaguardia dei valori democratici, ricordando l'intitolazione di un'aula del Dipartimento ad Altiero Spinelli.

«L'Università ha il dovere morale di mantenere vivi gli ideali fondativi della Repubblica e del processo di unificazione europea», ha dichiarato Mazzucchi. «Oggi l'Europa appare più debole rispetto al progetto dei padri fondatori perché non ha saputo perseguire fino in fondo un'unione reale, politica e culturale. La difesa delle libertà costituzionali e della democrazia richiede una prospettiva globale che rimetta al centro l'Europa come faro di diritto».