di Gaetano Ferraiuolo
“Non oso immaginare nemmeno quello che sta accadendo a Napoli in questo momento, sapevamo benissimo quanto la città e la tifoseria tenessero a questa partita e siamo orgogliosi di essere entrati nella storia per aver regalato alla nostra gente una grandissima gioia. Ci tengo a sottolineare, però, che in questo momento il Napoli è secondo e la Juventus resta prima seppur con un vantaggio ridotto rispetto alla settimana scorsa. L’ambiente è molto carico e i ragazzi stanno facendo cose straordinarie, ma il destino è ancora nelle mani dei bianconeri”. Parole e musica del tecnico del tecnico del Napoli Maurizio Sarri, in versione pompiere per evitare che i lunghi festeggiamenti protrattisi sino a tarda notte possano distogliere l’attenzione dall’obiettivo scudetto. La festa del popolo partenopeo, tuttavia, scaturisce non solo dalla gioia per un colpo esterno che a Torino mancava quasi da 10 anni e che è arrivato all’ultimo minuto al termine di una prestazione autoritaria come raramente si era visto allo Stadium (con zero tiri in porta subiti e una Juventus rinchiusa nella propria metà campo a difendersi come fosse una squadra che deve salvarsi), ma anche per la consapevolezza che il calendario strizza l’occhio agli azzurri e permette legittimamente di sognare il tricolore. È opinione abbastanza diffusa che il prossimo turno possa essere determinante.
Anzitutto non ci sarà la contemporaneità tanto invocata da Sarri anche sul finire della scorsa stagione e che effettivamente garantirebbe maggiore regolarità al campionato; sabato toccherà alla Juventus difendere il preziosissimo +1 nel derby d’Italia contro l’Inter, partita che i nerazzurri non potranno sbagliare se vorranno alimentare la speranza Champions. All’andata fu 0-0 e la Juventus fu messa in grossa difficoltà dai ragazzi di Spalletti, unici nel campionato di A a non aver mai perso contro le prime della classe. Sfida aperta ad ogni tipo di pronostico, ma i bianconeri dovranno fare i conti anche con un calo psicofisico generale, con la crisi di gol di Higuain e Dybala e soprattutto con l’assenza in difesa di una colonna come Giorgio Chiellini, out fino a fine stagione per la botta al ginocchio rimediata domenica. Il Napoli, dunque, scenderà in campo 24 ore conoscendo il risultato dell’avversario e lo farà in un campo notoriamente difficile come quello di Firenze dove gli azzurri, nell’era Sarri, non hanno mai vinto. Seguiti da migliaia e migliaia di tifosi, Albiol e compagni dovranno sfatare l’ennesimo tabù del campionato dei record e a Torino è già polemica per l’hastag “Scansiamoci” che i tifosi viola stanno diffondendo sui social in queste ore per sbeffeggiare la storica rivale a tinte bianconere.
Una sorta di remake di quell’ “Oh, no!” che accompagnò il 2-0 dell’Inter all’Olimpico contro la Lazio nel 2010 che, di fatto, fece perdere lo scudetto alla Roma; dinamiche calcistiche che però devono restare sugli spalti, facile prevedere che la Fiorentina farà di tutto per avvicinarsi ulteriormente alla zona Europa League dopo aver conquistato un punto (all’Artemio Franchi contro la Spal) nelle ultime tre giornate. Occhio anche a Stefano Pioli, allenatore preparatissimo e troppo spesso sottovalutato che, all’andata, imbrigliò tatticamente il collega Sarri sfiorando il colpaccio al San Paolo al termine di una prestazione autoritaria e di grandissimo spessore. La terz’ultima giornata, almeno in teoria, non dovrebbe regalare grosse sorprese: il Napoli ospiterà il Torino del grande ex Mazzarri (altra storica rivale della Juventus) che, in linea teorica, non ha più nulla da chiedere a questo campionato dopo il recente ko di Bergamo che ha costretto la società a rimettere nel cassetto i sogni di gloria rinviando l’appuntamento all’anno prossimo. La Juventus, invece, riceverà un Bologna salvo ormai da gennaio, contestato dai tifosi, in procinto di comunicare l’esonero a mister Donadoni e che ha già la mente alla prossima stagione sportiva.
Da cerchiare in rosso, invece, la data del 13 maggio: il Napoli farà visita alla Sampdoria di Giampaolo, tecnico molto apprezzato dal presidente De Laurentiis, in passato accostato alla panchina azzurra e che proverà a mettere lo sgambetto alla potenziale capolista. In realtà la Samp ha arrancato molto in questo girone di ritorno e anche l’anno scorso, ironia della sorte, il Napoli si giocò praticamente tutto a Marassi sperando che da Roma arrivassero buone notizie. Stessa cosa accadrà esattamente 365 giorni dopo, dal momento che all’Olimpico i giallorossi vorranno chiudere il discorso Champions accompagnati da 70mila spettatori che proveranno a battere la Juventus e vendicare le sconfitte di questi anni.
È chiaro che se il Napoli battesse l’Inter domenica prossima c’è il rischio che la Roma, alla penultima, possa essere meno motivata e già qualificata alla Champions, per cui la Juventus potrebbe affrontare un avversario che “non si scanserà”, ma che potrebbe essere proiettato addirittura alla finale della coppa dei Campioni. Comunque vadano le cose, la sensazione è che chi sarà in vetta alla trentasettesima ci resterà anche alla trentottesima e dunque potrà festeggiare lo scudetto con 90 minuti di anticipo: il campionato, infatti, si chiuderà con Napoli-Crotone (e bisognerà se i pitagorici saranno già salvi, ma pensare ad un blitz al San Paolo in un clima-bolgia come quello è utopistico al massimo) e con Juventus-Verona, con gli scaligeri presumibilmente retrocessi in serie B. C’è tutto, dunque, per pensare davvero che il Napoli, al netto dell’attuale -1 in classifica, sia la grande favorita per il trionfo finale. Una rimonta che sta appassionando milioni e milioni di italiani a prescindere dal tifo e che potrebbe permettere di riscrivere una storia ancorata perennemente al ricordo di Maradona, ma che tra un mese potrebbe esaltare nuovi protagonisti.
Magari non fuoriclasse come quelli di un tempo, ma diventati tremendamente forti grazie agli investimenti di una società abile a programmare il futuro senza spese folli, di un allenatore che trasforma la teoria in pratica con disarmante facilità, ad un gruppo di calciatori che ci ha creduto anche dopo il 2-4 con la Roma, e soprattutto ad un pubblico che, specialmente in casa contro il Chievo, ha ribaltato le sorti del match con quel coro “Napoli torna campione” che sta trascinando gli azzurri e rappresentando il “tormentone” di queste ore. Smaltita la sbornia dei festeggiamenti si torna in campo, settimana difficilissima da gestire per Allegri e Sarri…ma con un Napoli che, scaramanzia a parte, ha mezzo scudetto cucito sul petto e l’appoggio di una città che, con il suo tifo, fa la differenza quanto i gol di Mertens e le giocate di Insigne…
