Napoli e Juve: tra contemporaneità, tempo e filosofi tifosi

Per chi avrebbero tifato, in questa situazione, i filosofi che si sono occupati del tempo?

Napoli.  


di Cristiano Vella

Televisioni, filosofia, calcio e infine tempo: quattro elementi apparentemente incomparabili che nell'unico campionato vagamente avvincente degli ultimi anni in Italia fluttuano, si intrecciano e creano discussioni e valutazioni.

 

Si sa che ormai l'universo pallonaro è più azienda che sentimento, e nell'azienda è ben noto, l'argent conta ben più del cuore e delle emozioni: l'argent lo mettono lorsignori dell'etere e del satellite e dunque nulla questio, comandano loro. Perciò via ai campionati spezzatino, chi gioca di venerdì, chi di sabato alle 18 chi di sabato alle 20 e 30 chi di domenica a pranzo chi nell'ora che volge il disio e così via, per permettere allo spettatore di godersi tutto, dal big match emozionante fino al classico anticipo soporifero su cui già Nostradamus qualche millennio fa sentenziò: “Prendetevi un cuscino, mettetelo sul divano e verso il 30esimo del primo tempo abbracciate Morfeo, tanto finirà zero a zero”, scrisse l'astronomo francese in un appunto andato perso, si teme distrutto dai padroni della pay per view.


Se da un lato la pecunia fa tacere i presidenti dall'altro l'incontemporaneità fa incazzare gli allenatori convinti che giocare senza conoscere il risultato dell'avversario o per contro, conoscendolo, condizioni e di molto le prestazioni della propria squadra a seconda dei casi. E dunque, in Italia, oggi che due squadre sono a un punto di distanza a 4 giornate dalla fine sembra la Lega calcio abbia ceduto: Napoli e Juve giocheranno le ultime partite in contemporanea, potrebbe essere completamente inutile o magari avvincente, chissà.


Ricorre dunque il concetto del tempo spesso bestia nera dei filosofi quasi quanto Moscardelli per il Napoli. Interessante sarebbe valutare a seconda dei filosofi chi vincerebbe: Zenone ad esempio, a dispetto di suoi pronipoti gemelli con trascorsi juventini, propenderebbe per il Napoli nel suo paradosso di Achille e la tartaruga. Achille, notoria e palese icona juventina, secondo Zenone potrebbe correre in Ferrari e corrompere il Var quanto vuole, la tartaruga, che col ciuccio ha molte affinità, vincerà lo stesso.

Aristotele se ne laverebbe le mani in una di quelle interviste in calcese stretto votate al buonismo e alla banalità: “Il tempo passa per le entità materiali, ma non per quelle divine, poiché sono soggette all'unicità dell'incorruttibilità”. Tradotto: sudatevela in campo e non appellatevi a San Gennaro e soprattutto a Dio, che è incorruttibile (e in questo caso ci sarebbe un leggero vantaggio napoletano). Si affideranno a gesti apotropaici invece i napoletani di fronte a tutte le teorie sul tempo ciclico, da Polibio a Platone a Vico: se hanno ragione loro non c'è speranza, contemporaneità o meno, ci sarà un Ceccarini, un Ronaldo che sbatte su Iuliano, un gol di Turone o chissà quale altra amenità a funestare i sogni partenopei.

Meglio tornare a Bergson dunque, nella sua concezione del tempo come fluire continuo non scomponibile, qualcosa di molto personale. Sarri magari potrebbe vedere il continuo fluire a partire dal balzo di Kalidou Koulibaly e magari continuare ad amare Bergson anche in funzione di un suo pensiero che il mister napoletano potrebbe sperare profetico: “Lo stato supremo della bellezza è la grazia” e chissà che non abbia ragione.