Arriva anche il verdetto della matematica per lo scudetto della Juve, dovrebbe perdere per 7 a 0 entrambe le partite che le restano, o il Napoli dovrebbe vincerle per 7 a 0, insomma, si dovrebbe verificare l'assurdo che in un campionato dominato da 7 anni dai bianconeri resta un mero esercizio di ipotesi.
Abbandona ogni speranza negli applausi del San Paolo, persino dopo un deludente pareggio il Napoli: un pubblico che mostra gran maturità, con la delusione cocente nel cuore si coccola i propri beniamini e soprattutto si schiera con loro e soprattutto con il loro condottiero e contro il presidente dopo l'ennesima uscita più avventurosa di quella di Zenga contro l'Argentina.
Comprende, il popolo del San Paolo, che oltre quanto fatto non si poteva andare, anzi, che l'oltre è già stato ampiamente superato, comprendono i cinquantamila che applaudono una squadra che ha perso uno scudetto, e ben vengano le retoriche sui perdenti cronici sparate qua e là da Crosetti, Cruciani e crociati bianconeri vari, dove sono le responsabilità di quel mancato scudetto. Non sul campo, evidentemente.
Il Napoli non girava più, era evidente dalla partita col Genoa risolta da Albiol su un calcio d'angolo, si era visto col Sassuolo, col Chievo e con l'Udinese, con vittorie arrivate per generosità, per il calore del pubblico: gli ultimi pugni di un pugile suonato che non ha più forze se non la volontà di restare in piedi.
Si è gettato il cuore oltre l'ostacolo recuperando le ultimissime energie mentali e le briciole di quelle fisiche dominando la Juventus a Torino: tutto polverizzato non in una gare, ma in un albergo. Lo ha detto anche Sarri: la fine di tutto è stata sancita intorno alle 22 e 30 in un albergo di Firenze, osservando quanto accadeva a Milano. Limiti mentali? Sarà detto, sarà scritto, nella logica superomistica di chi vuole scimmiottare Nietzche ignorandone completamente il pensiero, ma non è così, naturalmente.
Hanno versato fino all'ultima goccia di sudore quei ragazzi, e limiti mentali un corno, per chi con una rosa risicata e inferiore alle altre, a diverse altre, se la gioca fino all'ultimo.
Avevano iniziato a correre a luglio, quei ragazzi, sempre loro, sempre gli stessi, hanno tenuto botta a botte di sfortuna, di var, del destino fino a pochi giorni fa: hanno superato due infortuni gravissimi, botte mentali come la vittoria juventina al 95esimo con la Lazio, si sarebbero aspettati forze fresche e rifornimenti a gennaio, inutilmente.
E allora il pensiero di Sarri andrebbe modificato: lo scudetto si è perso non in uno, ma in due alberghi, quello di Firenze, certo, e quello di Milano, l'Hotel Melià, sede del calciomercato. Si è perso in quelle sere di gennaio lo scudetto, quando non sono arrivati rinforzi per dar fiato a quei 14-15 eroi, sempre gli stessi, che non sono cyborg e le fatiche le accusano.
Finisce un sogno e probabilmente un ciclo, ci si augura se ne possa aprire un altro, ovviamente migliore... magari un ciclo che cominci e finisca sul campo, non negli alberghi, tra telecamere e mercanti in fiera.
Cristiano Vella
