Caro De La, il Napoli non è la Roma decadente di Sorrentino

Alla cena di Villa d'Angelo il presidente parla di "Grande Bellezza"...ma sbaglia.

Napoli.  

A parte un cit. a Sorrentino e la convocazione di Mario Rui per i mondiali non arrivano novità da Villa D'Angelo. I tifosi confermano la loro linea di totale appoggio a Sarri invitando il comandante a restare a Napoli, così fanno anche con Jorginho dato per partente e futuro interprete del tiqui taqua di Guardiola a Manchester.


Durante la cena Sarri e De Laurentiis si siedono vicini: il presidente userà parole al miele e tanti sorrisi per il suo allenatore (ricordando un po' quei mariti solitamente tutti birra e divano che quando vedono il trolley della moglie fuori dal cellophan si industriano tra fiorai e gioiellerie), paragonando il Napoli delle ultime stagioni alla Grande Bellezza di Sorrentino.


Paragone forse un po' pret a portair e richiamante solo il titolo del film premio Oscar: il Napoli di Sarri non somiglia affatto a una Roma bella ma decadente e malinconica, Sarri non ricorda Gep Gambardella tra terrazze radical chic e intellettualismi spinti, non è affatto uno da “Non volevo essere chiamato ad allenare le squadre, volevo il potere di farle fallire”. Proprio no. Da comprendere che forse la romanità è cara a De La quasi quanto e probabilmente anche più della napoletanità, ma il paragone non regge.


Mertens non somiglia alla caricatura di Marina Abramovich nel film, e per quanto in stagione sia stato spesso costretto a dare a capate nei muri, il belga una vibrazione sa benissimo cosa sia, provandola sulla pelle e nelle orecchie quando il San Paolo ha reagito per esempio al suo gol col Torino a palombella.
Semmai Adl potrebbe essere paragonato al personaggio di Carlo Buccirosso, quando con gran grinta ma senza grossa convinzione dichiara di desiderare la ragazza immagine in discoteca, ragazza da sostituire con lo scudetto per completare e dar senso all'allegoria.
Parole al miele e metafore dunque... e qui restando al cinema potrebbe ritornare il personaggio della mamma di Beatrice ne “Il Postino”, chiedendo “Metafore...e che metafore t'ha fatt?”, ma al momento nulla di più.


Miele e metafore che però hanno portato semmai a non riempire ancora il trolley, né a riporlo di nuovo nel cellophan tuttavia: una pausa di riflessione a tempo. La richiesta per restare, oltre a quelle che sulla carta sarebbero state esaudite, è quella fondamentale: chiarezza con i tifosi. Spiegare i reali obiettivi in base alle possibilità, che è sempre stato il grande limite di questi anni: si è tifato in 80mila, da queste parti, con la Ternana e col Catania in epoca di Naldi per non retrocedere in C sul campo, in 80mila con il Cittadella con Toledo, Leandro e Corneliusson in campo...non si storcerebbe la bocca a tifare una squadra che lotta per un posto in Europa. Basta dirlo.

Cristiano Vella