Hasta siempre, comandante Maurizio Sarri

Un doveroso e sincero ringraziamento a chi, senza obbligo di farlo, ha davvero difeso Napoli

Napoli.  

di Cristiano Vella

Smettere la divisa, posare le armi, dire addio a una rivoluzione e diventare sistema non è facile. Non lo è per chi nel sarrismo ci ha creduto, gioendo del gioco rivoluzionario, della bellezza delle idee e delle trame d'attacco che mettono in crisi un sistema arroccato in difesa, delle brecce che si aprono tra le mura del palazzo con le sentinelle che vanno in crisi. Non lo è quando un comandante in mimetica, sfumacchiante e sognatore dice addio e non viene sostituito da uno dei suoi, o da chi ne condivide il pensiero e il profilo rivoluzionario, ma da uno dei più fulgidi emblemi di ciò che hai sfidato. Per carità, salutare Sarri per accogliere quello che è forse il migliore al mondo non offusca il sol dell'avvenire anzi, lo rende più lucente, probabilmente. Ma è un addio doloroso, inevitabilmente.


Sarà Ancelotti a sostituirlo, e ça va sans dire, se come ha fatto praticamente ovunque sor Carletto vincerà trofei anche a Napoli, di quelli che contano, una statua a grandezza naturale sul lungomare non gliela toglie nessuno, magari accanto all'albero di Natale che è il marchio di fabbrica delle sue squadre, però... Il sarrismo non è facile da abbandonare, e l'addio potrebbe essere causa di richieste di invalidità all'Inps, così come nella nota commedia di Salemme: lì il protagonista pretendeva l'invalidità per aver creduto in un sogno, il comunismo, poi crollato. Più o meno è la stessa situazione.


Nello shock generale, in ogni caso, va tributato degnamente l'autore del sogno, mister Sarri: arrivato nell'indifferenza che si riserva al proletariato, assieme ad altri proletari trasformandoli in un esercito temibile, bello, dalla marcia soave. Ha realizzato record su record, non vincendo, ma creando un legame personale con la città che tranne per i soliti pagnottisti abili a salire e scendere dai carri a oltranza, rimarrà nel tempo.


La storia dimosterà, e lo ha fatto spesso, che l'assunto ormai in voga in salotti televisivi e tra opinionisti del ca..lcio secondo cui la storia la scrivono i vincitori, che il sarrismo sarà ricordato più di trofei e vittorie: pochi ricordano l'Argentina di Kempes o la Germania di Gerd Muller, tutti ricordano l'Olanda di Cruijff, molti ricordano il Napoli di Vinicio, in pochi ricordano ad esempio il Milan di Zaccheroni.
Una bella favola, senza trionfi e senza lieto fine, ma va doverosamente ringraziato, quantomeno con un “Hasta Siempre” l'autore per quanto scritto, per quanto fatto vedere, per aver veramente difeso una città facendo un mestiere, l'allenatore di calcio, che peraltro non gli poneva quest'onere.

Aqui se queda la clara,

la entrañable transparencia

de tu querida presencia,

comandante Maurizio Sarri