di Cristiano Vella
Che De Laurentiis non sia una persona granché attenta ai modi o interessato a riscuotere simpatie, in particolare tra i tifosi della squadra di calcio da lui rappresentata è cosa ben nota. In 14 anni infatti è stato in grado, oltre che di riportare la squadra in Europa dopo aver comprato i palloni e un pezzo di carta, come lui ama ripetere, di dividere in due parti la tifoseria: chi lo detesta visceralmente, contestandogli l'assoluta disaffezione alla squadra, ai colori, alla piazza, alla città (dunque ai concetti base del calcio) e la vena esclusivamente affaristica e chi appunto ne apprezza l'incontestabile capacità manageriale che garantisce un'esistenza più che dignitosa e oltre alla squadra, e tanto basta. Una divisione creata anche tra i giornalisti: o totalmente amici, sebbene l'amicizia non sia il concetto più adatto per descrivere l'orizzantalismo di alcuni cantores, o acerrimi nemici.
Un dis-equilibrio che sembrava destinato a durare a lungo, ma il presidentissimo ha deciso di cimentarsi, dopo 14 anni, nella peggiore estate che potesse mai mettere in scena. Vacanze di Natale, a confronto, è roba da premio Oscar.
Tra l'ennesimo mercato mancato, il “vero o falso” stucchevole, spesso offensivo e peraltro cervellotico con l'ottimo Adl che smentiva se stesso di giorno in giorno, le offese per tifosi, giornalisti, calciatori propri e altrui, allenatori e dirigenti, e con l'acquisizione del Bari, il presidente ha prodotto una sceneggiatura non horror, ma addirittura splatter e di quart'ordine, perché anche lo splatter, fatto bene, ha un suo perché e una certa apprezzabilità.
LE DICHIARAZIONI. Talmente pessima l'estate che il produttore romano ha riservato a se stesso e ai tifosi che persino i tradizionalmente silenti o tendenti alla magniloquenza delle epiche gesta presidenziali giornalisti amici hanno iniziato timidamente a borbottare.
E' iniziata con la telenovela Sarri, col mister licenziato a sua insaputa e in diretta tv, ma con De Laurentiis che sapendo di dover sparare alto per rimpiazzare il più amato tra gli allenatori napoletani dopo Pesaola è riuscito a portare sulla panchina del Napoli Ancelotti. Ci si sarebbe aspettati un mercato con almeno qualche colpo ad effetto, e invece no, così non è stato, con De Laurentiis che come sovente accade ha smentito nuovamente se stesso. Si ricorderà infatti che il presidentissimo aveva annunciato che Ancelotti avrebbe valutato la squadra dopo le tre amichevoli internazionali contro Livepool, Borussia Dortmund e Wolfsburg: sono arrivate due sconfitte, nove reti subite, i due terzi in maniera sciagurata, e solo quattro gol fatti.
“In quelle amichevoli si capirà il livello del Napoli”, ebbe a dire il presidente, ebbene, il livello appare preoccupante, ma nonostante ciò il mercato si è chiuso nella ricerca e nell'acquisto di un terzo portiere, null'altro.
E' stata l'estate dei tifosi che sognavano il grande colpo, delirando a volte, vedendo Cavani in ogni spiaggia, in ogni aeroporto, persino nelle pizze fritte e nei babbà, trovandosi invece con un presidente che ha ben pensato di comprarsi un'altra squadra. E non una squadra di provincia da usare come serbatoio o rampa di lancio per giovani napoletani, no, la seconda squadra del sud...acquistata peraltro nel giorno del compleanno del Napoli: solo una caduta di stile, l'ennesima, a voler essere buoni.
Nel mezzo dichiarazioni assolutamente censurabili tra un'intervista e l'altra al presidenzial cantore: Benzema vecchio e rincoglionito, Cavani che viene se chiama per abbassarsi lo stipendio, i tifosi che se vogliono vincere devono tifare Juve, che si meriterebbero i cinesi, che devono spendere se vogliono acquisti, che sono pazzi, che dimenticano che ha comprato i palloni (in realtà li comprarono Sosa e Ventura), Sarri che a differenza di Ancelotti non ha rapporti con nessuno, neppure con la sua famiglia e ancora ancora ancora in un crescendo che arriva ai tifosi “drogati” e che si fanno il “pezzotto” e comprano le maglie false e dunque impediscono alla società di introitare e quindi di spendere. Pazzi, drogati, dissidenti: insomma, De Laurentiis in generale il tifoso lo schifa. Il tifoso è un pagatore, punto e basta, e ritenendo che gli si stia già offrendo abbastanza non ha diritto ad alzare il ditino o a rimostranze.
Passando poi per intemerate che mettono in difficoltà persino Ancelotti, uno che ha insegnato al mondo il calcio moderno, si ricordi, ad esempio, uno dei tristi vis a vis col cantore “vasa vasa” in cui il presidentissimo rivelava che il mister, proprio il mister, lo aveva scongiurato di tenere Inglese (“Non avrai mica intenzione di cederlo?”)... naturalmente Inglese è finito ceduto. Per la serie “Inglese stai sereno”.
Si arriva poi al concetto base della poetica delaurentisiana esplicitato alcuni giorni fa “Attaccante? Sto a casa mia, faccio quello che voglio”. Perché il Napoli è casa sua, il concetto è questo ed è palese. La maglia azzurra, i simboli, i tifosi e soprattutto il nome sono solo accessori, convenientissimi accessori. In realtà la squadra si potrebbe chiamare tranquillamente SSC Filmauro, e nelle idee di De La la realtà già è quella.
LO STADIO Casa di De Laurentiis, ma senza mura fisiche. Perché un'altra tappa della poetica delaurentisiana è quella dello stadio: in 14 anni, stando alle dichiarazioni del romano presidente, ne avrebbe dovuti costruire una ventina: ad Acerra, a Cancello Arnone, a Bagnoli, rifare il San Paolo, rifare il Collana, ad Afragola, a Caserta, a Castelvolturno, a Melito, a Giugliano...14 anni di terreni trovati, di progetti presentati, di colpe ora a Marino, ora a De Magistris, ora allo Stato ora a questo ora a quello.
Stadio che ovviamente non sorgerà mai da nessuna parte: in 14 anni il valore del Napoli è cresciuto a dismisura, per meriti di De Laurentiis, ci mancherebbe, ma senza mai alzare l'asticella dal mero e volatile valore della rosa alle risorse fisiche, lo stadio e il centro di allenamento, per intenderci.
Ma tra le tante intemerate si arriva all'ennesimo dettaglio horror dell'estate peggiore dai tempi del fallimento: la mancata campagna abbonamenti, per colpe chiaramente in coabitazione col Comune, ed il campionato che partirà (e forse terminerà) con uno San Paolo cantiere e mai pieno.
Queste le tappe (e neppure tutte) della farsesca estate 2018, parole, parole, parole con le inevitabili ripercussioni sui fatti concreti.
LA SQUADRA E IL MERCATO MANCATO La squadra vista in estate desta preoccupazioni: finanche uno dei più fedeli mariachi presidenziali è sbottato spiegando che solo un miracolo impensabile (di qui forse l'avvento del cardinale Sepe in ritiro a Dimaro) potrebbe portare gli azzurri alla vittoria dello scudetto. E' evidente: una squadra che miracolosamente ha fatto 91 punti, battendosela fino alla fine con una compagine infinitamente più attrezzata sul piano sportivo e politico, non rinforzata in nessun settore e anzi, indebolita in alcuni, non ha alcuna possibilità di competere con chi, già forte e vincente da 7 anni ha preso solo e soltanto il calciatore più forte del mondo.
L'arrivo di Ancelotti ad oggi è pia illusione di miglioramento: la squadra, senza fuoriclasse a parte Koulibaly, ha avuto quel successo totalizzando 261 punti su 340 in tre anni perché Sarri ha dato uno spartito rigido da recitare a buoni esecutori, Ancelotti che lascia libertà di assoli e virtuosismi e non è programmatore di automi avrà vita ben più difficile senza solisti di grido, e se n'è accorto dalle amichevoli che hanno mostrato una difesa horror, proprio la difesa era considerata da Carletto il punto forte della squadra.
Voci parlano di Belotti, ma appare improbabile che un acquisto da 50-60 milioni venga fatto nelle ultime 24 ore di mercato, andrebbe aggiunto che il solo Gallo non farebbe fare da solo il salto di qualità, andrebbe aggiunto ancora che pure in questo caso, non accontentandosi di tutte le dichiarazioni nefaste prodotte De Laurentiis ha ben pensato di sparare a zero (anche) su Belotti, dichiarando di non gradirlo come calciatore e che il suo valore è assurdo visto che il calciatore è molto meno forte di Inglese (testè ceduto perché in esubero). Insomma, Adl sa come farsi degli amici.
Si sono rinforzate per contro le altre: lasciando perdere la Juventus, che solo dalla Juventus può essere sconfitta, c'è l'Inter, che ha messo dentro De Vrij, Asamoah, Nainggolan, Keita e un Lautaro che sembra intendersi bene con Icardi, c'è il Milan che ha messo dentro un uomo spogliatoio come Reina, ha risolto il problema dello scorso anno, ovvero la punta centrale prendendo Higuain, e aggiunto Caldara in difesa, il vecchio pallino del Napoli Castillejo in attacco e Laxalt a sinistra, marginalmente la Roma, che ha perso Naingollan e Allison, botte pesanti, ma ha fatto il colpo Pastore aggiungendo le scommesse Kluivert, di cui si dice un gran bene e Nzonzi, fresco campione del mondo.
Insomma, se non parte dietro le concorrenti che non si chiamano Juve, è sicuro che quel gap che aveva portato il Napoli di Sarri a classificarsi 14 punti sopra la Roma, 19 sopra l'Inter e 27 sopra il Milan oggi è azzerato, almeno sulla carta.
Ed era pure prevedibile: immaginare un Napoli stabilmente davanti a Milan, Inter e Roma è di per sé utopia, di qui la colpa macroscopica di De Laurentiis negli ultimi anni. Si ha la fortuna, per colpe altrui e circostanze benevole, di giocare con le milanesi praticamente out, si ha la fortuna di ritrovarsi per bravura propria e circostanze sempre benevole di ritrovarsi campioni d'inverno a gennaio: invece di provare a scrivere la storia si pensa a scrivere il bilancio, presentandosi ora con Grassi e Regini, ora con Machach, arrivando in entrambi i casi a marzo bolliti e consegnando alla Juve due scudetti che si sarebbero potuti vincere, o che si sarebbero persi lo stesso, ma con la consapevolezza e il lava coscienza (se a uno interessa perché è evidente che è possibile infischiarsene) di aver fatto tutto per provarci.
Così non è stato, e ora si va all'assalto con un Ancelotti in più in panchina, e per l'ennesima volta con la squadra di Benitez ma più vecchia di 5 anni a dare l'assalto a un campionato dove le avversarie una volta morenti si sono rigenerate e daranno battaglia.
I TIFOSI. Intendiamoci, la bava alla bocca per “il top player” non è un atteggiamento giusto, primo perché non è comprando in questo caso solo un attaccante centrale di sicuro affidamento che il Napoli cambia le sue sorti, secondo perché è antieconomico e non si può pensare che il Napoli sia il Psg, con uno Stato sovrano a finanziare gli acquisti del club. Sarebbe auspicabile una deroga alla totalitaria politica del “compra giovane vendi affermato a prezzo quintuplicato”, che va bene, ma non sempre: quanto avrebbero inciso sul bilancio, ad esempio, degli svincolati di lusso come Yaya Tourè o Dani Alves o Xabi Alonso in passato? Giusto per citarne qualcuno.
Biasin, uno che aveva pronosticato un ruolo da assoluto protagonista per il Napoli di Sarri quando tutti piangevano per il ridimensionamento subito e immaginavano stagioni di media classifica, è stato lapidario stavolta: “Prendere Ancelotti e non fare mercato equivale a prendere De Niro per fare il cinepanettone”.
Ed è inutile e disonesta la classica risposta alla parte critica della stampa e della tifoseria “E allora tifate Juve”: da queste parti si è riempito uno stadio anche quando si lottava per non retrocedere in C sul campo, nessuno si tirerebbe indietro se si parlasse chiaro, si spiegasse quali sono i limiti, le prospettive e le ambizioni.
Nessuno si sarebbe aspettato Cristiano Ronaldo, a proposito, ulteriore dettaglio cafonal – horror, quelle caciaresche indiscrezioni sulla proposta di Mendes di mandare il portoghese a Napoli e le altrettanto improbabili dichiarazioni sulla modalità d'acquisto proposta per il Portoghese, ma almeno di non accendere ceri alle ginocchia di Milik e al quadricipite di Koulibaly forse sì.
Ancora: di vincere a ogni costo non frega nulla a nessuno. In 90anni di storia sono arrivati due scudetti, si mette in conto di campare senza vincere nulla e nonostante ciò si tifa, si riempie lo stadio, si fanno gli abbonamenti, ci si incazza e si gioisce come e anzi, molto di più degli altri. Non è questo il problema. E' un problema di onestà prima di tutto: se non si può vincere va bene, ma lo si dica. Se per caso e per bravura ci si ritrova a poter vincere non provarci è delittuoso.
LE VOCI, IL BARI, L'ADDIO Ci si augura naturalmente che sotto quest'ultimo aspetto, quello tecnico, ovvero quello più importante, ci si sbagli e che Ancelotti possa inserire nella sua bio su Wikipedia anche le vittorie napoletane, rendendo ancor più antipatico e borioso De Laurentiis, ma tra uno scudetto con De Laurentiis che ribadisce di aver comprato i palloni e i palloni di De Laurentiis senza scudetto non c'è margine di dubbio. A meno che, come qualcuno ipotizza, l'escalation horror estiva sia solo propedeutica ad un addio con imbocco sola andata della Napoli – Bari. Un canto del galletto, insomma. Che dire? in tal caso chicchirichì, Aurelio.
