Non c’è stata questa volta la zampata risolutrice di Insigne, quella che aveva steso al fotofinish la Fiorentina in campionato. Il Napoli di Champions domina nelle statistiche la sfida d’esordio di Belgrado ma non sfonda. Manca il guizzo alla squadra di Ancelotti, lo smalto per concretizzare un’idea di calcio che il neo tecnico azzurro sta approntando all’insegna del trasformismo. Tre moduli con la Viola, ad incominciare dal 4-4-2 con terminale leggero, tutta o quasi la batteria d’attacco impiegata con la Stella Rossa. In un finale in cui l’impalpabile Ounas ha ancora una volta scavalcato Verdi. Esordio per Fabian e minutaggio ridotto per Hamsik, mentre l’usura recente ha minato la lucidità di Allan. I rimpianti sono quelli di una traversa, colta da Insigne, e del salvataggio sulla linea di Rodic su bella e furba giocata mancina di Callejon. Per il resto manovra fin troppo prevedibile, spesso rallentata, come avviene a chi sta cercando di apprendere nuovi meccanismi. Nulla da dire sull’impegno ma il rammarico resta ed è strettamente vincolato agli impegni futuri, in un girone con picchi massimi di pendenza. La testa va ora al Toro, primo ostacolo dei due a stretto giro nel tour de force dal quale Ancelotti spera di veder riemergere il miglior Napoli.
