Ferlaino fa 95 (anzi, 65): «Coppa Uefa trionfo più bello. Diego? Piansi per lui"

L'ex presidente: "Mi portarono in un posto, due oro dopo ero presidente del Napoli"

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Napoli.  

«Non mangia il lattosio», sussurra la moglie, provando a rimettere in riga il menu e i fardelli dell’età. Ma lui la corregge al volo, svelto e affilato come quando dribblava i palazzi della politica calcistica e i bilanci della Serie A: «No, non è che non lo mangio. È che non me lo fanno mangiare».

Ha novantacinque anni oggi, Corrado Ferlaino, all’anagrafe della vita. Ma all’anagrafe del suo personalissimo e infinito romanzo, l’Ingegnere applica lo sconto della casa: «Sono sessantacinque. Non capisco proprio perché me ne diano novantacinque». Tra le tantissime bugie – più o meno necessarie, più o meno leggendarie – che ha raccontato nella sua lunghissima epopea all’ombra del Vesuvio, questa è forse la più poetica. E allora, per una sera, che siano sessantacinque.

Il palcoscenico è quello di Antonio & Antonio, sul lungomare di Napoli, dove il golfo sembra quasi voler fare da specchio ai ricordi. Attorno al tavolo, a certificarne i vizi e i miracoli, c’è la Napoli che per decenni lo ha decifrato, criticato, amato e, soprattutto, scritto. Firme che sono pezzi di storia del giornalismo napoletano: Mimmo Carratelli, Antonio Sasso, Francesco De Luca, Sergio Troise, Gianfranco Coppola, Antonio Corbo. Uomini che hanno consumato i tasti delle macchine da scrivere per raccontare le sue intuizioni e i suoi colpi di teatro.

Fuori e dentro il locale è un continuo viavai di affetto. Chi passa chiede un selfie, chi incrocia il suo sguardo si ferma per un saluto. Poi squilla un telefono, dall’altra parte del filo c'è una sorpresa che profuma di anni Ottanta e contropiedi fulminanti: è Andrea Carnevale. «Tanti auguri, Presidente», dice l'ex centravanti, e la voce corre lungo la linea carica di una gratitudine che il tempo non ha scalfito.

L’Ingegnere ascolta, ringrazia, poi lo sguardo si fa profondo e la memoria torna a scorrere. Ricorda l’inizio di tutto, l’acquisto del club : «Amici Vomeresi mi accompagnarono in un posto: dopo un paio d'ore mi ritrovai presidente del Napoli. Un regalo che mi sono fatto? Più che altro una combinazione fortunata». E su Achille Lauro:  «Una persona eccezionale, anche se ha litigato con tutti. Gli andrebbe dedicata una strada vera... quella che c'è oggi è solo un vicolo, ed è offensivo».

Si parla di trionfi, di bacheche, di quella Golden Age che ha cambiato per sempre la geografia del calcio italiano. Ma se chiedete a Ferlaino quale sia il metallo a cui è più legato, non vi parlerà di uno scudetto: «La Coppa UEFA è la cosa che mi fa più piacere aver vinto. Perché l’abbiamo presa lottando contro gli squadroni europei, andando a dettare legge fuori dai nostri confini».

Poi, inevitabilmente, l'aria si fa più sottile. C'è un nome che a Napoli non si pronuncia mai invano, e quando Ferlaino lo evoca, la voce granitica dell'Ingegnere per un attimo trema, incrinata dall'emozione: «Per Diego ho fatto tutto il possibile, pur di portarlo qui. Qualche anno fa sono andato fino a Buenos Aires, ho viaggiato tanti chilometri pur di andare a piangere sulla sua tomba. Diego ha amato molto Napoli». Una confessione intima, che spoglia il presidente dell'armatura manageriale per lasciare spazio all'uomo.

Ma la commozione, a casa Ferlaino, dura sempre il tempo di un contropiede. Lo sguardo torna subito dritto, ironico, rivolto al domani. L'appuntamento per il prossimo anno è già fissato, alle sue condizioni: «Per i novantasei anni ci ritroviamo ancora qui a mangiare. E a bere un bicchiere di vino, se me lo portano... E comunque, sia chiaro: saranno sessantasei, non novantasei».

Auguri, Ingegnere. Cento, mille di questi sessantacinque anni.