Conte, Napoli e quel bisogno inutile di sentirsi assediato

"Pensavo di godermela di più" ha detto: ha ragione. Se tornasse (e noi lo aspettiamo) lo faccia

conte napoli e quel bisogno inutile di sentirsi assediato
Napoli.  

Antonio Conte ha fatto un capolavoro. E questo dovrebbe essere il punto di partenza obbligatorio, non la conclusione.

Perché senza Antonio Conte il Napoli non avrebbe mai vinto uno Scudetto punto a punto contro un’Inter costruita per dominare. Senza Conte il Napoli, probabilmente, avrebbe chiuso tra il sesto e il settimo posto, ricostruendo (si perdoni l'artificio veramente eccessivo) le macerie emotive e tecniche della stagione di Garcia. Altro che Champions League. Altro che lotta al vertice.

Chi scrive questo lo ringrazia profondamente. Per ciò che ha dato in due anni. Per la fame trasmessa. Per il livello riportato dentro e fuori dal campo. Ma soprattutto per una cosa rarissima: Conte Napoli l’ha vissuta davvero.

Non soltanto stadio, centro sportivo e conferenze stampa (su cui si potrebbe aprire un altro ampio capitolo, ma evitiamo). Ha vissuto la città. Le sue vibrazioni, i suoi eccessi, le sue passioni. È stato uno dei pochi grandi allenatori a non trattare Napoli come una sede lavorativa temporanea, ma come un luogo da attraversare emotivamente.

Ed è proprio per questo che la conferenza di ieri lascia perplessi.

Perché davvero Antonio Conte — il più vincente allenatore italiano degli ultimi quindici anni, uno che ha affrontato e superato crisi, infortuni, contestazioni, pressioni immense — può sentirsi destabilizzato da qualche influencer (al netto di qualche luridume disposto a vendersi la maglia), da qualche trasmissione locale, da qualche critica radiofonica?

Suvvia.

Conte parla di ambiente avvelenato, di mancanza di compattezza. Eppure prima di allenare il Napoli, intervistato da Belve da Francesca Fagnani, disse apertamente che gli sarebbe piaciuto allenare anche la  Roma. A Roma. La città dove esistono centinaia di radio che vivono ventiquattr’ore al giorno di polemiche, sospetti, processi e retroscena. Dove ogni pareggio diventa una crisi istituzionale e ogni sostituzione un caso umano.

Davvero Napoli sarebbe peggio?

La verità è che la critica, quando è seria, è legittima. Sempre.

Domandarsi perché il Napoli abbia avuto tanti infortuni non è lesa maestà. Basta affrontare il tema con competenza e misura. Così come dire che Carlo Ancelotti fosse “bollito” era una sciocchezza colossale; ma sostenere che il suo Napoli abbia reso meno di quanto ci si aspettasse era assolutamente lecito.

Succede ovunque ai grandi allenatori.

Massimiliano Allegri è stato massacrato alla Juventus perfino mentre vinceva Scudetti, perché “giocava male”. È stato demolito quando portava in Champions una squadra piena di ragazzi come Miretti, Fagioli, Iling Junior e Nicolussi Caviglia. Ed è stato criticato anche quest’anno al Milan, pur ereditando una squadra reduce da un ottavo posto.

Simone Inzaghi ha portato due volte l’Inter in finale di Champions League, ha vinto sei trofei in quattro anni, eppure è stato accusato di aver “regalato” due Scudetti. Per mesi ne è stata chiesta la testa.

Fa parte del gioco. Fa parte del potere. Più sei grande, più vieni analizzato.

E Conte a Napoli è stato enorme. Inequivocabilmente enorme.

Ma sottolineare qualche sbavatura qua e là non significa sminuirne la grandezza. Semmai significa riconoscerla così tanto da pretendere persino l’impossibile. È questo, probabilmente, il vero cruccio del mister: quel piccolo difetto che qualcuno riesce a vedere nel suo uovo perfetto, lucidissimo, applaudito dal mondo intero.

“Pensavo che me la sarei goduta di più”, ha detto Conte.

Ed è qui che forse si chiude tutto.

Perché Napoli, nel bene e nel male, non è una città da controllare. È una città da vivere. Da respirare. Da subire perfino. Ti ama in modo eccessivo, ti critica in modo eccessivo, ti consuma in modo eccessivo. Ma se entri davvero dentro Napoli, allora devi accettarne anche il rumore.

Aurelio De Laurentiis ha detto che “Napoli è casa tua”.

È vero.

E lo resterà per sempre.

E allora, mister, se un giorno dovessi tornare, goditela davvero fino in fondo. Anche quando qualche babà si “scamazza” un po’. Perché se è buono, resta buono lo stesso.