IL PIZZONE di Gerardo Casucci: La comune passione

Il rapporto tifosi-club dopo le ultime indiscrezioni sulla possibile vendita del Napoli...

il pizzone di gerardo casucci la comune passione
Napoli.  

Le premesse di Napoli-Roma al Maradona erano tante, e non tutte riguardavano il campo. Della presunta offerta fatta ad Aurelio De Laurentiis dalla cordata (forse) tutta statunitense, come del suo - altrettanto presunto - "gran rifiuto", abbiamo già parlato. Ma dello scontro ormai aperto con la frangia più appassionata e ingovernabile del suo tifo, che risponde al nome di ultras, quasi per nulla.

Eppure questa questione era entrata prepotentemente nell'ex derby del Sud, allorché la SSC Napoli aveva negato alla frazione "Evoluzione" della Curva B l'autorizzazione a realizzare una coreografia con la scritta "Napoli è della gente", ritenendone "il contenuto provocatorio, alla luce dei dissidi e delle contestazioni in essere nei confronti della società". Non un buon modo per provare a tenere unito un ambiente in un momento di particolare difficoltà e per assicurare alla squadra pieno sostegno e incitamento. Era talmente vero che la partita stessa era stata preceduta dalle vibranti proteste dei supporter azzurri.

Tutto questo mentre scorreva su tutti i canali sportivi la formazione scelta da Allegri per questa delicata sfida. Non c'era Amir Rrahmani (influenzato o affaticato), sostituito al centro della difesa da Benoît Badiashile, che andava a fare il paio con Rafa Marin, tanto da rendere ufficiale e definitiva - qualora ve ne fosse ancora bisogno - la bocciatura di Sam Beukema. Ai lati tornava, con Giovanni Di Lorenzo, fresco di ennesima polemica con (niente di meno che) Beppe Bruscolotti, Mathías Olivera.

Ma era a centrocampo che veniva ribadita la vera grande novità azzurra, peraltro già felicemente sperimentata con il Bodø/Glimt: Max escludeva daccapo Stanislav Lobotka, l'intoccabile per definizione, per rimettere nel vivo del gioco (oggi si chiama "vertice basso") Kevin De Bruyne. Il resto era atteso. Frank Anguissa e Scott McTominay ai suoi lati e più avanti Matteo Politano, Noa Lang e Rasmus Højlund a completare il quadro. Insomma, un 4-3-3 frizzante e coraggioso, ma con il limite delle linee di passaggio - tanto lamentate dal tecnico toscano - più libere per le incursioni giallorosse. E non solo. Cosa avrebbero pensato lo stesso slovacco e lo scozzese Billy Gilmour, ora che erano stati spodestati? Che motivazioni avrebbero avuto una volta richiamati in causa? Le stesse che avrebbero manifestato gli ultras di qualunque parte dello stadio qualora il presidente li avesse di nuovo blanditi in nome della comune passione.