Una giornata all’insegna della riflessione, un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a tematiche di strettissima attualità e per ricordare tante persone che, nella storia, hanno perso addirittura la vita a causa del loro orientamento sessuale. L’Arcigay Salerno “Marcella di Folco”, presieduta da Ottavia Voza, lo scorso 17 maggio ha organizzato un evento importantissimo dedicato alle vittime dell’omofobia, un dibattito pubblico svoltosi a Piazza Cavour e che ha attirato l’attenzione non solo dei membri della comunità LGBT (che rivendica diritti sacrosanti anche sulla spinta della vittoria della battaglia per il riconoscimento dei diritti civili), ma anche di tante famiglie che hanno inteso accrescere il loro bagaglio culturale confrontandosi con i relatori in un clima di grandissima serenità e amicizia. Ospite d’eccezione è stato Don Pietro Mari, per decenni sacerdote attivissimo nel quartiere Pastena che, con umiltà e grande intelligenza, ha lanciato un messaggio quanto mai coraggioso: “Credo che la Chiesa debba chiedervi scusa per tutto quello che è successo in questi anni. Dio ci ha insegnato a non giudicare, a rispettarci e a vivere con tutti nel segno dell’amore e della fratellanza, non esistono diversità né sono tollerabili discriminazioni. Personalmente sono cresciuto in una cultura diversa, quasi omofoba, ma nel tempo ho avuto modo di capire tante cose e di rivedere le mie posizioni grazie a un’apertura mentale che mi ha spinto ad accettare volentieri il vostro invito. Da parte mia troverete sempre accoglienza, la Chiesa di Dio unisce e non separa”. Durante il dibattito sono stati snocciolati alcuni dati particolarmente allarmanti: nel 2017 in 75 Paesi l’omosessualità è considerata un reato, in 13 è prevista la pena di morte, si sono registrati quasi 200 episodi di violenza nell’ultimo anno e l’Italia è trentatreesima in Europa per rispetto dei diritti civili, addirittura alle spalle di Albania e Moldavia.
“La vera vittoria sarà quella di non organizzare più eventi del genere, è triste pensare che un qualcosa assolutamente normale debba essere oggetto di dibattiti e manifestazioni” il messaggio dell’amministrazione comunale locale, che da tempo ha istituito una sorta di sportello d’ascolto utile a seguire ragazzi e ragazze omosessuali che temono ripercussioni nel rapporto con i propri familiari. Il consigliere regionale De Pascale, invece, ha annunciato novità: “Bisogna lottare per le pari opportunità, siamo tutti esseri umani e non esistono distinzioni. Ho elaborato una legge ora approvata al Senato riferita al bullismo e al cyberbullismo, il nostro obiettivo non è soltanto quello di punire il bullo e di aiutare le vittime, ma anche quello di sanzionare i cosiddetti spettatori. Spesso i violenti sono favoriti dall’omertà generale, è una cosa che non possiamo assolutamente accettare. In Campania ci sono troppi fenomeni di omofobia, è una piaga da debellare quanto prima”.
Parola anche a Ottavia Voza, presidente dell’Arcigay di Salerno: “Celebriamo la data del 17 maggio perché, nel 1990, finalmente è stato stabilito che l’omosessualità non può e non deve essere considerata una malattia. Purtroppo c’è un percorso ancora molto lungo da fare, Salerno e le altre città d’Italia devono crescere tantissimo e questi eventi non possono che essere un traino fondamentale. Da quando c’è stata l’approvazione per le unioni civili abbiamo acquisito maggiore visibilità e, non a caso, sono aumentati gli episodi di violenza”. Tra i presenti anche Emanuele Avagliano dell’associazione “Divercity”, recentemente attaccata e minacciata per l’esposizione di una locandina ritenuta blasfema “ma che non voleva certo offendere nessuno, è stata semplicemente l’occasione per qualcuno di esprimere la propria omofobia con atteggiamenti intollerabili”, come lo stesso Avagliano ha confermato ai nostri microfoni. Presenti anche le attiviste per i diritti umani di Amnesty International, nonché molte coppie omosessuali e giovani di Salerno e provincia che chiedono soltanto rispetto. Nel video che segue il bellissimo e toccante discorso di Don Pietro e le interviste ai protagonisti:
Gaetano Ferraiuolo
