Una vera odissea. Per un cane investito e per chi ha tentato di salvargli la vita. Un intrico burocratico che impedisce – anche a proprie spese - di prestare soccorso a un animale moribondo.
E' accaduto nel salernitano. La scorsa notte.
A raccontarci l'accaduto è il protagonista.
«All'una e trenta, lungo la strada che collega Olevano sul Tusciano a Battipaglia, un cane è sbucato all'improvviso da una traversa. Non siamo riusciti a evitarlo. L'impatto è stato inevitabile. Ci siamo immediatamente fermati. Il cane era ancora vivo».
L'uomo chiama subito i soccorsi. «Prima i vigili, poi l'Asl e infine i carabinieri. Ma non otteniamo nessuna risposta. Decidiamo di rivolgerci allora a una clinica veterinaria di Battipaglia. Lì ci conoscono e siamo clienti».
Tutto risolto? Macché, continuate a leggere.
«La persona che ci risponde al telefono ci dice di essere disponibile a curare il cane, ma solo se siamo noi a saldare il conto».
Tutto ok, naturale. «Senza esitazioni ci rimettiamo in auto e di corsa ci rechiamo alla clinica. Viene subito fatta una radiografia all'animale. Che evidenzia una serie di fratture al femore e al bacino».
Una situazione grave, bisogna intervenire con urgenza. Ma...
«La veterinaria di turno si rifiuta di continuare le cure». Motivo: il cane non ha il microchip.
«Ci comunica che per procedere deve essere messo il microchip e dobbiamo anche intestarlo noi, che siamo i soccorritori e non sappiamo neppure se sia di proprietà di qualcuno. E solo dopo, aggiunge la veterinaria, potrà continuare nelle cure, sempre a nostre spese (ma questo è giusto sia così)».
In pratica stanno imponendo ai soccorritori del cane di diventarne proprietari. «In modo del tutto illegittimo. Dovremmo appropriarci di un cane non nostro».
Il soccorritore mostra tutto il suo disappunto. Ma viene replicato, nonostante il cane sia moribondo: o così o niente.
«Una situazione così assurda che sembrava fosse uno scherzo. Decidiamo di chiamare il 112. I carabinieri ci mettono in contatto con il centro di coordinamento dell'Asl di Nocera».
Ma non è finita: ci vogliono ancora decine di telefonate, tra Asl, carabinieri e polizia. Nel frattempo il cane è stato depositato in una scatola di cartone. Agonizzante.
«Nella clinica ci invitano ad andare via, senza microchip e intestazione del cane non faranno nulla. Neppure un antidolorifico per alleviare le sofferenze dell'animale. Dopo un po' arrivano i carabinieri. Ci invitano a lasciare la struttura. Aspettiamo fuori dal cancello l'arrivo del veterinario dell'Asl. Nel frattempo l'amico che guidava l'auto si reca al pronto soccorso. Il cane – avvertendo dolore – l'aveva morso quando ci siamo avvicinati».
L'attesa è lunga. Alle cinque arriva il veterinario con l'auto privata. Ma nulla è risolto.
«Dice che non può portare il cane da nessuna parte. Bisogna aspettare le 7,30. Insiste con le operatrici della clinica veterinaria per lasciarlo almeno all'interno del cancello, morente e in quella scatola di cartone. Ma non c'è niente da fare. Continuano a opporsi».
«Siamo costretti ad andare via. Ho chiamato molte ore dopo, per informarmi sulla salute del cane. Dalla clinica mi hanno risposto che grazie ai miei tantissimi solleciti è stato preso in cura dall'asl di Battipaglia. Ora mi chiedo: è giusto lasciar morire un cane anche se qualcuno si offre di pagare le cure? Se un randagio ha bisogno di assistenza urgente è giusto che gli venga negata? Chi si appresta a soccorrere un cane che ha investito con l'auto deve lasciarlo morire o diventare indebitamente il suo proprietario?
elleti
