La notizia del calo dei croceristi in città ha riaperto, soprattutto sui social, un dibattito che a Salerno va avanti per lo meno da una decina d’anni, da quando cioè la città ha cominciato ad aprirsi all’esterno, richiamando visitatori da ogni parte d’Italia. Detonatore di tutto è stato senza ombra di dubbio l’avvio dell’evento diventato punta di diamante dell’offerta turistica di Salerno, ossia quello delle Luci d’Artista. Ma l’ingrandirsi dell’eco nazionale, nonché l’innegabile aumento dei turisti in città, sembra non aver provocato un adeguato innalzamento della qualità dei servizi che rimangono tuttora livellati su standard molto bassi. A patire questi ritardi sono soprattutto coloro, tanti in città, che di turismo hanno deciso di vivere, o per lo meno cercano di farlo tra mille difficoltà. Perché gli ostacoli che Salerno incontra nella sua volata verso la completa affermazione di “città turistica” sono molteplici e di varia natura. Qui proviamo a elencarne qualcuno con l’aiuto di qualche operatore culturale e qualche esercente “illuminato” che ogni giorno, con il proprio lavoro, prova a fare di Salerno una città viva e accogliente.
La promozione
“Salerno al pari di Lecce, Mantova o Viterbo ha caratteristiche affascinanti per il visitatore – scrive Giuseppe Ariano, presidente dell’associazione Fonderie Culturali che da anni gestisce il Museo archeologico provinciale – il problema è che non esiste una offerta chiara. Nessuno parla una lingua straniera e soprattutto ognuno pensa al proprio orticello. La politica fa veramente poco o nulla per creare cose attuali e competitive. La promozione è affidata a b&b e alberghi. Le uniche informazioni “ufficiali” sono quelle che si trovano sul sito del Comune o quelle reperibili all’Infopoint che, purtroppo, non è da città turistica come si vorrebbe rendere Salerno”.
Per Pino Adinolfi, titolare del bistrot Botteghelle 65, “ci vorrebbe un’unica cabina di regia che si prefigga obiettivi precisi”.
Il mare e i divieti di balneazione
Poi c’è la questione mare: “Il turismo in una città con uno dei golfi più grandi d’Italia dovrebbe trainarlo la balneazione, peccato che sia vietata anche se sottovoce in tutta la città – afferma un operatore del settore diporto – spesso noi imprenditori veniamo trattati come dei delinquenti, lavoriamo con l’incessante dubbio che da un anno all’altro possano revocarci le concessioni e quindi siamo scoraggiati ad investire per migliorarci”.
La mancanza di servizi
Infine i dati relativi ai croceristi, da cui è partita tutta la discussione: “Forse i feedback che le compagnie di navigazione hanno ricevuto dai loro passeggeri sbarcati a Salerno non sono stati positivi e si sono regolate di conseguenza – afferma un commerciante del centro – Arrivati al porto vengono lasciati a loro stessi, obbligati a fare lunghe passeggiate sotto il sole per raggiungere il centro. Una esperienza che a molti non è piaciuta. Nessun mercatino, pochi negozi aperti, il lungomare abbandonato, i cantieri. Poi sicuramente avranno apprezzato il duomo e il nostro centro storico ma probabilmente non è bastato”. Ma la mancanza di collegamenti è ovviamente un problema che non riguarda solo i croceristi.
Queste solo alcune delle questioni sollevate dai salernitani a cui sta a cuore la riqualificazione turistica della città che, una volta che gli uffici comunali torneranno a lavorare a pieno regime, verranno sottoposte a chi ha l’arduo ma esaltante compito di programmare il futuro di Salerno.
Fiorella Loffredo
