“Ci lasci vivere in pace, non continui con dichiarazioni contro di me e contro tutti noi che sarebbe difficile ritrovare anche nelle aree di estrema destra”. Lunga e accorata, pretenziosa quanto basta e, soprattutto, dura la risposta che il presidente dell’associazione dei senegalesi di Salerno, Daouda Niang, ha inviato al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che qualche giorno fa, in un incontro pubblico, lo aveva definito “mezzo camorrista”. Niang, attraverso la pagina Facebook dell’associazione che presiede, ha deciso di rispondere per le rime all’ex sindaco di Salerno senza risparmiargli accuse e, diciamolo, qualche offesa se non personale quantomeno politica: “Probabilmente, guardandosi ad uno specchio capirebbe, presidente De Luca, che i suoi tempi sono passati”, questo solo uno dei passaggi, tra i più forti, della missiva il cui tono, a quanto pare e forse anche giustamente viste le parole usate da De Luca, è stato calibrato sul peso delle accuse ricevute. O giù di lì.
“Lei mi ha attaccato, come ha fatto in altri casi con altre persone che si confrontano con lei intellettualmente – scrive Niang rivolgendosi al governatore - mentre si trova in difficoltà non riuscendo a trovare le adeguate soluzioni per le esigenze dei cittadini della Campania. È accaduto anche altre volte che lei cerchi di criminalizzare chi la affronta per individuare delle soluzioni, soprattutto quando evidenzia i limiti della sua azione politica, come nel caso dei mercati etnici in città, entrambi praticamente falliti. Accetti l'idea che l'agenda dei problemi non la definisce solo lei, ma anche gli altri. Lasciamo lavorare libere le persone, comprese quelle rappresentative dell'Amministrazione comunale di Salerno, sicuramente interessate, sono certo, a trovare le opportune soluzioni, anche per le richieste e necessità dei lavoratori ambulanti. Non leghi le mani agli amministratori di questa città e, sicuramente, i problemi si affronteranno con spirito di partecipazione. Lasci vivere in pace Salerno, che le ha dato tutto di tutto: accetti l'idea che non è più sindaco di questa città”.
E ancora: “Lei non sa niente di preciso della nostra comunità. Noi non qualifichiamo nessuno come razzista o fascista a prescindere, ma le discriminazioni le sappiamo riconoscere, come è accaduto nell'area del lungomare, dove lo spazio di vendita viene assegnato temporaneamente ad alcuni venditori e non a noi”.
Infine tira in ballo il sindaco Vincenzo Napoli , al quale si appella: “Prenda tutta la responsabilità di individuare soluzioni opportune. Noi non possiamo permetterci altri accordi fallimentari, come quelli sui cosiddetti mercati etnici, e se questo vuol dire passare per degli incivili ce ne faremo una ragione, sapendo, appunto, che la ragione è dalla nostra parte, come è dalla parte di tutti quelli che cercano di vivere nella libertà del proprio lavoro. È chiaro, allora, presidente De Luca – e così si accommiata - che lei può fare ciò che vuole, ma non può toglierci il nostro amore per questa città, né, tanto meno, la nostra dignità”.
Fiorella Loffredo
