I figli si drogano e i genitori vanno al Sert

L'intervista ad Antonella Grandinetti, responsabile del Servizio per le tossicodipendenze dell'Asl

Il primo approccio alle sostanze arriva molto presto, spesso si comincia subito con la cocaina ma i ragazzi non sempre si rendono conto di avere un problema e si rifiutano di chiedere aiuto

Salerno.  

Al mattino latte e cerali, di notte una pista di coca. La prima sniffata, per i “millenials” – la generazione nata e cresciuta negli anni 2000 – arriva molto presto, in alcuni casi ancor prima di scoprire hashish e marijuana, droghe con cui notoriamente in passato ci si avvicinava al mondo delle sostanze stupefacenti. “La globalizzazione ha avuto effetti anche sullo spaccio – afferma Antonella Grandinetti, direttore  facente funzione del Servizio per le tossicodipendenze di Salerno, che dalla scorsa primavera ha un Dipartimento di riferimento all'interno dell’Asl diretto da Antonio De Luna  – e ora venti euro, i soldi che un genitore dà senza remore al proprio figlio per una pizza con gli amici il sabato sera, bastano per procurarsi una dose e all’inizio tutto avviene senza che da casa spariscano soldi o gioielli. Poi, però, il problema si rivela in tutta la sua tragicità e sono proprio i genitori i primi a rivolgersi a noi per chiedere aiuto”.

Com’è cambiato il consumo di droga negli ultimi anni a Salerno?

"Bisogna fare una premessa: il nostro servizio nell’ultimo periodo non ha visto, da un punto di vista prettamente numerico, un aumento di persone prese in carico. Attualmente noi seguiamo 1420 pazienti, molti dei quali ormai possiamo considerare stabilizzati, si tratta di quei soggetti su cui si applica quella che noi chiamiamo la ritenzione in trattamento  utile a evitare ricadute. Quello che è cambiato è il primo approccio alle sostanze e le modalità di assunzione, se non i motivi che spingono a consumare compulsivamente sostanze psicotrope in tenerissima età. I ragazzi sono molto cambiati negli ultimi dieci anni e anche le droghe l’hanno fatto, adeguandosi a quel bisogno di essere sempre “al top” che questa società richiede . Molti dei ragazzi che abbiamo in cura hanno raccontato che hanno assunto  droga perché sotto effetto “funzionano meglio”,  senza badare al fatto che tutte le risorse cognitive e relazionali vengono messe da parte perché mediate dalle sostanze. Il non essere se stessi placa le loro ansie e con la droga riescono ad ottenere questo stato facilmente e subito, un concetto che ormai vige in ogni ambito. Basta pensare al ruolo che hanno assunto i social nelle relazioni interpersonali. Si manda un messaggio in chat e se la risposta non arriva immediatamente si va in paranoia, ecco il rischio è che non si riescano più a differire i bisogni".

Ultimamente sta facendo molto scalpore il ritorno delle siringhe in strada, l’incubo eroina è tornato davvero?

"L’eroina non è mai andata via in realtà. Nel tempo è solo cambiata la modalità di assunzione e, soprattutto, è diventata molto più democratica perché più economica. Sono, però, relativamente pochi coloro che scelgono di iniettarsela. Spesso si fuma e, purtroppo, a farlo sono anche molti adolescenti ma sempre per il motivo di cui sopra: con l’eroina si ha tutto e subito, gli effetti sono immediati".

L’eroinomane però, a prescindere dall’età, a un certo punto capisce di avere un problema e chiede aiuto. Chi è, invece, che è restio a farlo perché convinto di non avere una reale dipendenza?

"Questo è un rischio che riguarda principalmente gli assuntori di crack, il “cuotto” come lo chiamano i ragazzi. I suoi effetti sono devastanti ma le modalità di assunzione fanno sì che non si abbia la percezione di essere dipendenti dalla sostanza – lo stesso errore di valutazione che fanno i cocainomani - perché non c’è una reale crisi d’astinenza. Ci si può fare di crack anche per due giorni di fila e più ne assumi più ne vuoi, molti si chiudono in casa e si stonano  finquando il corpo non cela fa più, ma poi possono stare anche due o tre settimane senza toccare nulla fino alla successiva “abbuffata”. Nel frattempo però la droga agisce sul comportamento, sulle abitudini, sui livelli di irascibilità creando forti scompensi emotivi. In questi soggetti è molto più difficile stimolare la richiesta di aiuto".

Il campanello d’allarme per i genitori è quindi rappresentato anche dai frequenti sbalzi d’umore?

"Soprattutto nei giovanissimi gli effetti che le droghe hanno sul comportamento possono facilmente essere confusi con quelli che l’adolescenza ha normalmente sugli atteggiamenti tipici dell’età evolutiva ma a lungo andare i sintomi diventano inequivocabili, cambia il rapporto veglia-sonno, c’è una notevole perdita di concentrazione. Quando i genitori si rendono conto che c’è qualcosa che non va vengono da noi ma fanno molta fatica a convincere i figli a seguirli.  In passato succedeva esattamente il contrario: erano i giovani che si rivolgevano a noi e facevano fatica a coinvolgere le famiglie  nei loro problemi di dipendenza nonostante noi insistessimo costantemente".

Un nuovo mercato, anche abbastanza fiorente, sembra essere nato su internet dove è possibile comprare, e farsi recapitare a domicilio, nuove sostanze psicoattive, tutte rigorosamente sintetiche. A Salerno si registra questo fenomeno?

"Per ora no o per lo meno non ci sono stati segnalati casi del genere. Purtroppo però, per quanto riguarda il consumo e, soprattutto, il reperimento di sostanze stupefacenti, c’è ancora molto sommerso. Anche in questo caso molto possono fare dei genitori attenti, attenti non soltanto ai comportamenti dei loro figli ma anche all’uso che questi fanno dei soldi in loro possesso".

Fiorella Loffredo