di Luciano Trapanese
Ventisei ragazze, quasi tutte giovanissime. Ventisei vittime, tutte morte. Forse uccise. La storia dell'ultimo sbarco di migranti a Salerno è intrisa di dolore. E mistero. Per il prefetto Malfi «quelle donne non sono morte da sole, qualcuno è responsabile». La procura disporrà un autopsia. C'è chi esclude che facciano parte della tratta che importa baby prostitute nigeriane. Motivo: gli schiavisti non avrebbero trasportato su un gommone un “carico” così prezioso. Ma è una conclusione senza fondamento. La tratta delle donne percorre le stesse strade dell'immigrazione tradizionale. O meglio: quasi. La differenza è via terra. Lì le ragazze, dall'Africa Sub Sahariana sono scortate in auto fino alla Libia o alla Tunisia. Solo dopo vengono imbarcate sugli stessi gommoni degli altri disperati. E per un motivo preciso: si punta al sistema di accoglienza italiano, alle maglie larghe dei controlli, per poi prelevarle con facilità quelle stesse ragazze e avviarle alla strada.
Ventisei ragazze morte. Ventisei vittime, destinate a ingrossare il mercato del sesso a pagamento sulle strade di mezza Italia, e in Campania in particolare.
Sono arrivate a Salerno, insieme ad altri 375 immigrati: 259 maschi e 116 donne, nove delle quali incinte. Ma loro – le vittime - erano in sacchi neri, deposte nella stiva. Sono sbarcate in fredde casse di zinco. Alcune in avanzato stato di decomposizione. Molte annegate, altre chissà. Lo dirà solo l'autopsia.
E' stato almeno evitato il peregrinare tra camposanti alla ricerca di un posto dove seppellirle. Una fossa per queste ragazzine è stata trovata. Tombe disseminate tra i cimiteri di Salerno e dintorni. Molte di loro resteranno anche senza nome. Senza storia e senza passato.
Piccoli monumenti dedicati a un mercato senza legge. Prelevate da qualche villaggio nigeriano, magari vendute dalle famiglie. E spedite nel ricco occidente a dar piacere agli europei in cerca di sesso a poco prezzo, su strade scalcinate, anche nelle notti fredde del nostro inverno.
Ventisei ragazze morte. Salutate con l'insopportabile indifferenza di chi sospira «nessuno le ha invitate in Italia». Da chi si lava facile la coscienza girandosi dall'altra parte, dimenticando che quelle ventisei donne pochi mesi fa erano solo bambine. E sono state strappata dalla loro terra per essere vendute sui nostri marciapiedi. E del resto molti di voi hanno notato lì, sulla litoranea di Salerno, tra gli alberi della pineta, altre bimbe nigeriane, che non sono morte durante il viaggio, e che prima di vendere sesso agli italiani, giocano a nascondino.
Possono anche dire di essere fortunate. Ammesso che sia una fortuna vivere per essere sfruttate così selvaggiamente e poi gettate via, in una terra che non è la loro. E – forse – non lo sarà mai.
