di Luciano Trapanese
Se negli Stati Uniti è esplosa da anni l'epidemia da oppioidi (con decine di migliaia di vittime ogni anno e milioni di tossicodipendenti), in Italia l'uso di questi potenti antidolorifici è – sembra un paradosso – anche troppo basso. In pratica: si usano meno di quanto si dovrebbe.
Viste le conseguenze americane (e il Canada non sta messo meglio), potrebbe essere un bene. In realtà, per alcuni casi, malattie estremamente dolorose o per pazienti in stato terminale, quei farmaci potrebbero alleviare, e di molto, atroci sofferenze.
Nel nostro Paese – e nel Meridione ancora di più -, sopravvivono barriere culturali che limitano l'accesso agli oppioidi. Tra i motivi principali il timore di abuso e dipendenza. L'esatto contrario di quanto accade negli Stati Uniti.
Una via di mezzo sarebbe necessaria. Che è un po' la strada seguita dal Regno Unito. Lì viene segnalato un aumento del consumo di oppioidi (non certo ai livelli americani), ma il sistema britannico è stato capace di mettere in atto una serie di misure (linee guida, tavole rotonde, training, monitoraggio e ricerca), che hanno consentito di ottenere una prescrizione equilibrata degli oppioidi. Ottenendo due risultati: applicare in modo efficace la terapia del dolore per chi ne ha bisogno e ridurre al minimo il pericolo di dipendenza.
Oppioidi, il consumo in Italia. Regione per regione
In Italia dall'entrata in vigore della legge sulle cure palliative si è registrato un aumento dell'utilizzo nelle strutture ospedaliere di oppioidi. In alcune regioni (Valle d'Aosta, Lombardia, Trento, Lazio, Molise, Puglia e Sardegna), l'aumento ha superato il 30 per cento negli ultimi anni. La Campania viene subito dopo.
Sono percentuali che non devono spaventare, si partiva da dati prossimi allo zero. In realtà laddove l'aumento è più consistente, meglio funzionano i reparti per la terapia del dolore.
La codeina in combinazione con il paracetamolo è il principio attivo che è stato più utilizzato. Seguito dal fentanil e dal tramadolo. La morfina è invece poco utilizzata (del resto è molto meno efficace del fentanil).
L'Italia resta comunque uno dei Paesi con il minore consumo di oppioidi (in particolare per la morfina, alcuni epidemiologi italiani sono arrivati a parlare di morfinofobia).
Siamo ultimi tra i principali Paesi dell'Unione Europea. Il consumo è sui 400 milioni di euro. Rispetto ai 5,58 miliardi del Regno Unito, ai 2,4 della Francia, al miliardo e 120 milioni della Germania e 761 milioni della Spagna.
Al contrario siamo la nazione che consuma il maggior numero di fans (un'altra classe analgesici, tipo Moment, Brufen, Oki, Fastum Gel, Nurofen, Ketodol e così via).
Negli Stati Uniti è una strage: emergenza nazionale
I numeri americani sono comunque impressionanti, e non possono che invitare a una riflessione. Gli oppioidi possono alleviare le sofferenze di tanti pazienti (e per questo il loro utilizzo è indispensabile), ma deve essere fatto solo in casi necessari e con un monitoraggio continuo. Quello che accade negli Usa può essere da monito.
Nell'ultimo anno i morti sono stati 33mila. Dal 2000 si contano in tutto 180mila vittime. Un aumento considerevole proprio negli ultimi mesi. Si è arrivati a dichiarare l'epidemia degli oppiodi una vera emergenza nazionale.
Le autorità sanitarie Usa stimano che gli americani assuefatti agli oppioidi siano più di due milioni. E almeno un paziente su quattro che si sottopone a una cura antidolorifica per cause non legate a tumori finisce per contrarre l'assuefazione. E non solo. Ogni giorno, sempre negli Stati Uniti, almeno mille persone sono trattate nelle strutture di pronto soccorso per emergenze legate all'abuso o all'uso sbagliato di antidolorifici.
Il Carfentanil, paragonato a un'arma chimica
Una dipendenza che ha generato un mercato nero di oppioidi (fentanil soprattutto), e il ritorno all'abuso di massa dell'eroina. Ma non solo. E' notizia di poche ore fa il sequestro in Canada di 42 chili di Carfentanil, un analgesico che le autorità americane hanno definito “potenziale arma chimica”.
Questo farmaco è stato sviluppato negli anni 70', come tranquillante per animali di grandi dimensioni (orsi, elefanti). Ed è effettivamente una potenziale arma chimica. Sarebbe stata utilizzata dalle forze speciali russe nel tentativo di salvare centinaia di ostaggi in un teatro a Mosca nel 2002. Dallo scorso anno però, questa sostanza circola negli Usa, spesso tagliata con l'eroina. E ha già lasciato una lunga scia di morti per overdose.
Per gli scienziati «un quantitativo piccolo come un granello di sabbia può uccidere». Per intenderci, il Carfentamil è cento volte più tossico del fentanyl e 10mila (!) più della morfina.
