A meno di 15 giorni dallo sbarco dei 401 i migranti arrivati nel porto di Salerno a bordo della nave Cantabria, la Procura cittadina ha ricostruito il percorso di queste persone e delle 26 giovani donne nigeriane che a Salerno sono giunte cadavere. Una storia travagliata per tutti, vivi e morti.
I migranti, partiti non si sa quando, sono stati recuperati tutti in quattro distinte operazioni, effettuate a largo delle Coste libiche, tutte il 3 novembre scorso. Secondo le testimonianze raccolte, vi sarebbero anche un centinaio di dispersi. Molto probabilmente tutti affogati in mare e mai recuperati.
Sulle salme i consulenti tecnici nominati dalla procura hanno effettuato le autopsie. Le ragazze sono morte tutte per asfissia da annegamento. Solo in un caso la morte è sopraggiunta anche per uno shock emorragico, dovuto alla rottura del fegato, forse a causa di un urto.
Sui corpi comunque non sono stati riscontrati segni di violenza fisica e sessuale recente. La procura ha poi potuto rilasciare il nulla osta per i funerali dei cadaveri che si faranno venerdì in forma solenne. Anche di quelli dein quali non si conosce l'identità. Ben ventiquattro. Sono stati inoltre prelevati campioni necessari per permettere la successiva identificazione.
Scattate foto inviate a tutte le ambasciate in Italia e negli stati di provenienza dei migranti. La polizia giudiziaria sta tentando di rintracciare i familiari delle vittime anche chiamando i numeri di telefono trovati scritti su dei fogli di carta, nascosti nei vestiti delle ragazze morte. Proprio contattando questi numeri si è avuto notizia di tre donne che risultano disperse, tutte originarie della Nigeria.
Intanto, grazie all' inchiesta della procura, sono stati identificati due scafisti, che erano a bordo della Cantabria, inchiodati dalle testimonianze dei migranti. Si tratta di Al Bouziz Mohamed Ali di origine egiziana e Harar Al Mabrouc Wisam, libico. I due, portati in carcere, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Le indagini proseguono comunque per rintracciare altri sfruttatori che operano in Libia e in Italia per la tratta dei migranti.
S.B.
