“Di fronte a queste ragazze, alcune senza nome, che dobbiamo considerare nostre sorelle, dobbiamo farci carico delle loro sofferenze. Tragedie come questa ci obbligano a fermarci, a guardarci intorno e a prenderci cura di ognuno perché ciascuno ritrovi la pace del cuore”. Più volte, il vescovo di Salerno, monsignor Luigi Moretti, ha fatto riferimento a quell’umanità lacerata di cui le 26 bare che questa mattina erano adagiate sul piazzale dell’Ossario del cimitero di Salerno erano triste rappresentazione.
Il vento sferzante picchiava sui petali immacolati delle rose poste su ognuno dei feretri, più di un fiore laddove, all’interno della bara, c’era un ventre che stava ospitando una nuova vita prima che il mare inghiottisse tutte le speranze. Speranze poste in lui da quelle 26 ragazze partite da Paesi lontani per rinascere in Italia, alcune insieme ai loro bambini.
Una cerimonia funebre semplice, senza retorica, ma molto partecipata quella di questa mattina, alla quale hanno preso parte le più alte cariche del mondo civile, politico e militare salernitano, ma vergognosamente “snobbata” dai rappresentanti del Governo italiano. Erano presenti solo alcuni parlamentari locali, e neanche tutti. I soli che hanno voluto rivolgere l’ultimo saluto alle ragazzine arrivate cadavere a Salerno a bordo della nave Cantabria sono infatti stati Michele Ragosta, Tino Iannuzzi e Angelica Saggese. Presenti, ovviamente, il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, con accanto il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca e il prefetto, Salvatore Malfi che si sono astenuti da ogni commento a margine della cerimonia: "Oggi è il giorno del dolore", hanno sussurrato schermandosi da telecamere e microfoni.
Presente anche il questore Pasquale Errico, molti membri dell’amministrazione comunale di Salerno, più i 17 sindaci del Salernitano che hanno accettato di ospitare i feretri per darne degna sepoltura nei loro territori. Tra loro Gianfranco Valiante, sindaco di Baronissi, dove questo pomeriggio verranno tumulate alcune delle 26 salme, che ha detto: “Un’azione che è quasi un dovere per una tragedia che viviamo ormai da tanti anni, è il minimo che possiamo fare oltre a far sì che questa giornata sia un motivo di riflessione per una vergogna diffusa”. Simile il commento di Ernesto Sica, sindaco di Pontecagnano, per cui quello di ospitare le salme è “un dovere morale e civile verso una tragedia a cui mi auguro che le comunità internazionali possano mettere freno e possano attutire quello che è un disastro umanitario che ormai da troppo tempo si verifica nel nostro Paese”.
La cerimonia funebre è stata concelebrata dal vescovo Moretti e dall’imam Abderrhane Es Sbaa: “Molti di noi hanno fatto la stessa scelta di queste migranti, partire per cambiare vita. Ognuno ha trovato il suo destino perché il destino è nella mani di Dio, lui scrive quello che vuole e nessuno piò cambiare niente. Purtroppo per loro è andata male ma speriamo che il resto dell’umanità si fermi dove sta e noi uniti al bene aiutiamo quelli che stanno fuori”, queste le parole della guida religiosa della comunità islamica.
Fiorella Loffredo
