«Se mi uccidi, poi chi picchi?»

Violenza sulle donne. Le interviste, i dati: un'analisi sconcertante, episodi in aumento

se mi uccidi poi chi picchi

La storia di Rosalia Porcaro, un cortometraggio della Maxima Film, le analisi statistiche, gli abusi sessuali nella Giornata contro la violenza sulle donne

Guarda la trasmissione La Linea (Canale 696), una video inchiesta di Rossella Strianese sulla violenza contro le donne.

Lui dice sempre che mi vuole uccidere. Io gli rispondo: “amore, se mi uccidi poi chi picchi?”.

Rosalia Porcaro dà voce e corpo alle tante donne uccise da mariti, compagni o ex fidanzati nel cortometraggio prodotto dalla Maxima Film di Marzio Honorato e Germano Bellavia, diffuso in occasione della presentazione dell’attività svolta nell’ultimo anno dal Centro Dafne – Codice rosa a sostegno delle vittime di violenza.

«Un pugno allo stomaco» il video diffuso in sala, come lo ha definito lo stesso Honorato, che dice: «Ogni tre giorni una violenza sulle donne in Italia, leggo questi dati e resto sconcertato. E' possibile che siamo ancora a questo?».

Sono 144 i casi seguiti dal 1 gennaio al 31 ottobre 2017 al Codice Rosa dell'Ospedale Cardarelli di Napoli. Di questi 3 minori, 9 straniere, 2 maggiorenni che hanno ampliato la procedura medica con osservazione e referto in ginecologia per violenza sessuale da sconosciuti; e 96 che hanno scelto di seguire il percorso psicologico.

A coordinare il centro Dafne la dottoressa Elvira Reale che spiega: «La violenza è un problema di dislivello di potere tra uomo e donna. Qui ci sono persone esperte che hanno imparato a intercettare i casi di violenza “nascosti” che si presentano al Pronto soccorso. Le finte cadute, improbabili incidenti domestici che sono chiaramente il segno di una violenza, spesso reiterata nel tempo. Noi siamo attrezzati per riconoscere questi segni e offrire aiuto. Un aiuto concreto – aggiunge la psicologa - Che passa dalla refertazione primo atto necessario ai fini legali. Poi continua con il percorso psicologico. Noi siamo gli unici in Italia ad aver proposto alle vittime un percorso psicologico, un tassello che finora mancava».

A definire una «buona prassi regionale» l’esperienza del Centro Dafne è l’assessore regionale alle pari opportunità Chiara Marciani: «Lo abbiamo sostenuto e voluto perché ha tanti elementi importanti fruibili da altre strutture nazionali. Inoltre abbiamo risorse che metteremo a disposizione per la formazione del personale sanitario. L’anno scorso più di 2mila donne sono state ai centri anti violenza della Campania. E per loro abbiamo previsto tirocini e percorsi lavorativi, specie per le donne in difficoltà e con figli».

I dati Femminicidi Secondo elaborazioni Istat sono state 149 le donne vittime di omicidi volontari nel 2016 in Italia. Se si esamina la relazione autore/vittima, di quei 149 omicidi di donne nel 2016, quasi 3 su 4 sono stati commessi nell’ambito familiare: 59 donne sono state uccise dal partner, 17 da un ex partner e altre 33 da un parente. La violenza sulle donne nel corso della propria vita poco meno di 7 milioni di donne tra i 16 e i 70 anni (6 milioni 788 mila), quasi una su tre hanno subìto una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Il 10,6 % delle donne dichiara di aver subìto una qualche forma di violenza sessuale prima dei 16 anni. Si va dalle forme meno gravi come lo strattonamento (84,6%) a quelle più gravi come il tentativo di strangolamento o lo stupro (85%) I dati mostrano che più di una donna su tre vittima della violenza del partner ha riportato ferite, lividi, contusioni o altre lesioni (37,6%).

Circa il 20 % è stata ricoverata in ospedale a seguito delle ferite riportate, e più di un quinto di coloro che sono state ricoverate ha avuto danni permanenti.

Guarda la trasmissione La Linea (Canale 696), una video inchiesta di Rossella Strianese  sulla violenza contro le donne.

La violenza non si ferma neanche nel corso di una gravidanza: in poco meno di 1 caso su 4 (23,4%) le violenze sono diminuite, mentre per il 7,5 per cento delle donne sono addirittura aumentate e per l’8,5 per cento iniziate durante la gravidanza.

I figli. E' purtroppo in aumento la percentuale dei figli che hanno assistito a episodi di violenza sulla propria madre (dal 60,3% al 69% tra il 2006 e il 2014) e di quelli che sono stati direttamente coinvolti (dal 15,9% al 24,6%) La violenza sulle donne straniere.

In generale, la quota di straniere che dichiara di aver subito violenza fisica o sessuale è del 31,3% pari a 644 mila donne, con una maggiore incidenza di ricoveri pari al 23 % Nella maggior parte dei casi, la violenza subita da parte del partner, attuale o precedente, è iniziata nel Paese di origine (68,5%), mentre per quasi il 20 per cento (19,4%) è relativa a una relazione iniziata in Italia.

Le donne straniere mostrano più elevati livelli di denuncia (il 17,1% contro l’11,4% delle italiane) e di richiesta di aiuto presso i centri antiviolenza e i servizi (6,4% contro 3,2%). È pur vero che le donne straniere hanno una rete di sostegno meno forte rispetto alle donne italiane e ciò necessariamente le spinge a cercare aiuto nei servizi.

Guarda la trasmissione La Linea (Canale 696), una video inchiesta di Rossella Strianese sulla violenza contro le donne.