Coca e hashish: l'asse della droga tra Salerno e Avellino

Sequestri record, inchieste, per ricostruire una rete articolata. Un riferimento comune: Napoli

Il ruolo del porto di Salerno. I clan locali e gli insospettabili. Tanto hashish. Ma cresce anche la vendita di eroina

di Luciano Trapanese

Fiumi di coca e hashish, un triangolo della droga che unisce Salerno e Avellino a Napoli. Con il sospetto – cresciuto dopo i sequestri degli ultimi anni – che un ruolo importante in questa geografia stupefacente sia rivestito anche dal porto salernitano.

Nei giorni scorsi maxi sequestro (due chili di coca e otto di hashish) in via Masuccio Salernitano. Nel cuore del centro storico. Altri arresti – sempre a Salerno – nella popolare zona di Sant'Eustachio. Coinvolti esponenti di spicco e semplici comprimari della malavita organizzata locale. Ma ci sono altre indagini in corso, altri trafficanti nel mirino. Proprio come ad Avellino, dove negli ultimi mesi si sono intensificati i sequestri. Soprattutto di erba e hashish. Ma in Irpinia, nel mirino delle forze dell'ordine e della direzione investigativa antimafia, c'è la cocaina. Tanti i consumatori avellinesi. Un giro d'affari importante. E diversi i gruppi a dividersi la piazza. Spesso direttamente legati a personaggi già noti. A volte, invece, gestito da insospettabili. Gente che più facilmente sfugge ai radar di carabinieri e polizia. E che si affida a piccoli pusher che smerciano soprattutto in prossimità di bar e locali notturni. Gli arresti si sono ripetuti nelle ultime settimane. Gli investigatori stanno tentando di ricostruire la rete, che è complessa, parcellizzata. Ma efficace e attiva.

L'epicentro resta sempre lì, nel napoletano. Il vero supermercato campano. Vendita al dettaglio, certo. Ma punto di smercio soprattutto di grossi quantitativi, quelli che riforniscono i gruppi attivi nel salernitano e in Irpinia.

Nel marzo scorso, ad Avellino, i carabinieri hanno fermato un pick up. A bordo, insieme a un pregiudicato napoletano, è stato trovato un quintale di hashish. Tutta droga destinata al mercato avellinese.

Nei mesi precedenti tra Serino, Altavilla e Montella, sono stati sequestrati altri chili di cocaina e quasi settanta di hashish.

Nel frattempo è tornata anche l'eroina. E la triangolazione è sempre la stessa: Salerno, Avellino, Napoli. I sequestri sono aumentati ovunque. E nel Salernitano carabinieri e polizia hanno anche sgominato tre organizzazioni che smerciavano tra il capoluogo, la zona di Battipaglia e l'agro nocerino sarnese. I rifornimenti sempre da Napoli, con l'appoggio di clan locali e referenti partenopei.

E il porto di Salerno? Sembra essere diventato uno degli approdi preferiti del traffico internazionale (insieme a Civitavecchia e Livorno). A marzo sono stati sequestrati centodieci chili di cocaina purissima, proveniente dalla Colombia.

Le indagini della dda hanno consentito di dimostrare - in una inchiesta con otto arresti – come il porto salernitano fosse diventato riferimento anche per i carichi provenienti dall'Ecuador.

Ma la droga che arriva dal Sudamerica riguarda soprattutto i cartelli importanti della malavita organizzata, non solo campana (su Gioia Tauro gli arrivi sembrano diradati). Il fulcro di tutto – per la Campania – resta il capoluogo partenopeo (con le cosche del centro storico e di Secondigliano) e Torre Annunziata, dove agisce il potente clan Tamarisco. La droga importata viene venduta all'ingrosso a faccendieri della camorra che a loro volta la cedono ai principali riferimenti della estesa galassia dei clan napoletani. E infine viene distribuita anche a Salerno e Avellino.

Una rete complessa, difficile da disarticolare. Si rigenera dopo ogni blitz, grazie soprattutto alla forza di un business che rende miliardi e alimenta il potere della malavita organizzata di tutta la regione.