Sembra davvero strano pensare che, in una società tecnologicamente avanzata e che offre ai cittadini ogni sorta di comfort, esistano ancora delle persone costrette a vivere in mezzo alla strada, spesso abbandonate dagli affetti più cari e dalle autorità competenti pur in presenza di situazioni contingenti che richiederebbero interventi immediati per evitare che tutto possa degenerare in un'autentica tragedia. La storia che raccontiamo oggi è quella di Valentino D'Amato, residente a Campagna, ma ormai da mesi costretto a dormire su una panchina in quel di Eboli pur convivendo con un gravissimo problema di salute che ne mette a repentaglio la sopravvivenza. Soltanto il gran cuore dei cittadini sta scuotendo un po' le coscienze di chi è chiamato, a stretto giro di posta, a scendere in campo concretamente: Valentino ha la cirrosi epatica ascitica, non lavora, non ha soldi, fa fatica a camminare e da un anno non segue più per problemi economici la cura prescritta dall'ospedale e dai medici di base, tutti alquanto preoccupati per un progressivo degenerare che lo ha spinto a lanciare un campanello d'allarme che non può e non deve rimanere inascoltato. "Ho paura di morire" ha dichiarato ai nostri microfoni "spesso ho pensato di farla finita, è troppo il dolore quando penso che casa mia è diventata una panchina. Fortunatamente esistono tante persone che mi stanno aiutando, permettendomi di mangiare, di vestirmi adeguatamente e di trovare saltuariamente una sistemazione dove trascorrere le notte. La mia speranza è che il Comune di Campagna possa farsi carico della mia situazione prima che sia troppo tardi: ho una malattia grave, non ho bisogno di una stanza d'albergo, ma di essere ospitato presso un centro di recupero per essere gradualmente inserito in società e riprendere a lavorare per essere indipendente".
Il problema di fondo è proprio di tipo burocratico. Il Comune di Eboli, nella persona del Sindaco Massimo Cariello, lo ha tolto letteralmente dalle strade soprattutto nei periodi più freddi di questo terribile 2018, ma Valentino risulta residente a Campagna e la palla dovrebbe passare all'amministrazione comunale della sua città. "Pur non essendo nostra diretta competenza, ci siamo attivati per garantire assistenza sociale a questa persona in difficoltà. Si tratta di un caso umano molto delicato, sarebbe opportuno che intervengano gli assistenti sociali per avere un quadro preciso soprattutto dal punto di vista socio-sanitario. ll nostro Comune ha spesso aiutato persone in situazioni analoghe, i nostri assessori hanno preso contatti con il Comune di Campagna per capire come intendano muoversi nei prossimi giorni" ha detto Cariello ai nostri microfoni. Ricoverato per venti giorni in ospedale con diagnosi di epatopatia ascitica cronica, Valentino ha vissuto un'esistenza sin qui molto complicata: la precoce morte della madre e della sorella, un rapporto non idilliaco con parte della famiglia, un divorzio, problemi economici e una dipendenza dall'alcol che non gli consente di mettere da parte il necessario per curarsi. Cosimo Pepe, proprietario dell'agenzia immobiliare "Evolicasa", ha sposato in pieno e con grandissimo cuore e senso civico questa battaglia togliendolo letteralmente dalle strade: "Una sera si è recato presso la nostra agenzia, la temperatura era di -5. Mi aveva chiesto una coperta, non sapevo che dormisse su una panchina. Ci siamo attivati non solo per i pasti e per il vestiario, ma anche per trovare delle sistemazioni provvisorie. Non servono alberghi, ma una clinica specifica che possa curarlo, aiutarlo ad uscire dal tunnel e inserirlo nuovamente in società. Valentino è una brava persona, buono come il pane: nessuno può giudicare le sue scelte di vita, in fondo con quel passato alle spalle forse chiunque di noi avrebbe preso una strada sbagliata. Ora è tempo di agire, sono pronto a dare battaglia. Oggi ho incontrato il Sindaco di Eboli, a breve andrò anche a Campagna".
Pronta una lettera da inviare al Papa, i bar gli negano gli alcolici per aiutarlo
La nuova casa di Valentino è una panchina ubicata nei pressi della Chiesa "Santa Maria della Pietà" che, stando a quanto raccolto dalla nostra redazione attraverso numerose testimonianze dei cittadini ebolitani, non ha mai aperto le porte per dargli accoglienza nelle notti più fredde. "Siamo pronti a scrivere al Papa, sempre molto sensibile a queste tematiche. Come si fa a non aprire le porte di un'istituzione come la Chiesa che dovrebbe essere sempre vicina a chi soffre?" la riflessione delle persone intervistate. Voci ovviamente da confermare, la redazione è pronta ad ascoltare anche la tesi del parroco in questione e dei suoi collaboratori. Se Valentino è ancora vivo, ad ogni modo, lo deve anche all'avvocato Gisella Albano che, con un grandissimo cuore e lontana dalle luci dei riflettori, lo ha accolto per un mese e mezzo presso la propria struttura investendo risorse umane ed economiche e assumendosi in prima persona una grande responsabilità: "Da essere umano non potevo accettare che un uomo malato, con cirrosi epatica e astenia, dormisse per strada, con quel freddo e con una cartella clinica preoccupante. Spesso mi capitava di trovare lenzuola sporche di sangue, ho avuto paura che potesse morire e so che bisogna assolutamente curarlo presso strutture specializzate e che abbiano gli strumenti per intervenire in fretta. L'indifferenza fa male: io che sono intervenuta mi sento in colpa, possibile che nessuno si faccia carico di questo dramma soltanto perchè la residenza non è ad Eboli? Purtroppo Valentino non vuole rialzarsi, non ha cambiato le sue abitudini e le condizioni igieniche erano tali che non ci hanno permesso di ospitarlo ancora. Aiutiamolo ad uscire da questo tunnel".
Pizzaiolo di professione, in passato è stato aiutato da Raffaele Spagnuolo, storico commericante ebolitano che, commosso, ha detto quanto segue: "Non si tratta di essere razzisti, ma non capisco perchè gli stranieri abbiano sempre priorità. Qui c'è un uomo italiano che dorme su una panchina al gelo, che non ha soldi per pagarsi le cure, che peggiora giorno dopo giorno e che rischia di morire nel silenzio. La sua storia personale è drammatica, purtroppo anche lui ha commesso i suoi errori prendendo una strada sbagliata. Non è mai troppo tardi per ripartire: io l'ho fatto lavorare anche quando gli diagnosticarono l'epilessia, malattia che in passato rappresentava quasi un tabù per chi assumeva personale. Non si può andare avanti così: pensano di risolvere tutto proponendogli una stanza dove dormire, sapendo tra l'altro che non ha la capacità di spostarsi da un paese all'altro e che, senza documenti, nessun albergo si assume questa responsabilità?" Sulla stessa lunghezza d'onda Antonio, un famoso ristoratore: "Spesso gli ho dato lavoro: non volevo si sentisse un barbone a cui dessimo l'elemosina per pietà, l'obiettivo era farlo sentire utile e fargli guadagnare i soldi con il sudore, un modo per toglierlo dalle strade. Con il passare del tempo la situazione è cambiata e lui ha fatto scelte diverse, so soltanto che io e tante altre persone ci siamo attivate per dare una mano e che il popolo di Eboli ha un gran cuore. Tutto il quartiere, compresi i circoli ricreativi, provvedono ogni giorno per tutte le necessità, ma ora occorre l'intervento di professionisti per rimetterlo in sesto".
Come detto, dopo venti giorni di ricovero ospedaliero la diagnosi è stata chiara, non è possibile effettuare un TSO perchè, stando a quanto dice la legge, è obbligatorio soltanto in presenza di persone con precedenti penali o ritenute pericolose per la pubblica incolunità e quindi segnalate dai carabinieri o dalle autorità, al massimo da qualche parente diretto. I contatti diretti tra il Comune di Eboli e quelli di Campagna proseguono e il Sindaco di Eboli, anche dal punto di vista burocratico, non può andare oltre per non scavalcare il collega e perchè c'è un iter preciso che deve partire dalla città di residenza. Ad ora Campagna ha offerto una stanza d'albergo per la notte, ma non basta. Damiano Coppola, amico di Valentino da oltre 25 anni, si è espresso così lanciando il suo grido d'allarme: "Lui e' sempre stato un bravo ragazzo, segnato profondamente dagli avvenimenti pesanti familiari che si sono succeduti nel tempo: dalla morte della mamma e della sorella al divorzio, situazioni che lo hanno distrutto psicologicamente. Quasi quotidianamente ho fatto sentire la mia presenza con piccole somme di denaro,vestiario in genere,nel mio piccolo faccio questo giorno per giorno". Eboli, dunque, è scesa in campo con forza, rabbia, cuore e concretezza: la speranza è che le autorità deputate (Chiesa compresa) evitino in ogni modo quello che sarebbe un dramma. "Perchè" come ribadisce in lacrime Valentino "io ho voglia di vivere, di lavorare, di rifarmi una vita. Accoglietemi presso un centro di recupero, fatemi vincere la mia battaglia contro l'alcol, fatemi riprendere le mie cure. Ho paura di morire, da solo non posso farcela". Un messaggio che deve far breccia nel cuore di tutti. Perchè Valentino non è uno dei tanti senza-tetto con un passato difficile, ma potrebbe essere un nostro amico, un nostro vicino di casa, un nostro fratello.
Gaetano Ferraiuolo
