di Luciano Trapanese
La guerra dei dazi che si sta innescando a livello globale potrebbe avere gravi conseguenze anche per l'economia campana. Ne avevamo già parlato nell'aprile dello scorso anno, quando dagli Usa circolavano le prime voci sulla limitazione del libero mercato. Ora quelle ipotesi si apprestano a diventare reali. E amare. Dopo la decisione del presidente Trump di imporre tariffe su acciaio e alluminio, le immediate repliche dell'Ue («e noi tassiamo jeans Levi's, Harley Davidson e bourbon»), la risposta dello studio ovale («e noi anche le vostre auto»), la spirale sembra innescata per una guerra globale del commercio (Cina inclusa), che presto – inevitabilmente – colpirà anche il settore alimentare. Mettendo così a rischio il mezzo miliardo di esportazioni campane verso gli Usa, a partire da vino, industria conserviera, pasta, olio e mozzarella di bufala. Un colpo quasi letale per la nostra economia, soprattutto in un momento di buona espansione, anche grazie all'apporto della vendita on line. «Sarebbe un disastro», come dichiarò in una intervista su questo portale Gennarino Masiello, presidente regionale della Coldiretti. I dazi, e l'inevitabile calo dell'export, potrebbero provocare la chiusura di decine e decine di aziende con ricadute pesanti sui livelli occupazionali.
Ma c'è anche un'altra preoccupazione. L'aumento dei prezzi al consumo dei nostri prodotti farà crescere un mercato già fiorente negli Usa, quello del falso made in Italy. Gli alimenti “italiani” prodotti negli Stati Uniti avrebbero un costo per i consumatori molto, molto più basso rispetto a quelli importati.
Per l'intera filiera italiana il mercato Usa vale cinque miliardi. Come detto la Campania ha una fetta importante, cinquecento milioni. E i dati negli ultimi anni sono stati in costante crescita. Lo stop sarebbe un duro colpo non solo per il settore, ma per tutta l'economia regionale.
Non è neppure semplice immaginare delle alternative. L'export verso la Cina può crescere, ma fino a un certo punto: i cinesi hanno abitudini alimentari troppo diverse rispetto alle nostre. Con la Russia c'è l'embargo, che ha di fatto penalizzato molte aziende. L'unico sbocco extraeuropeo di grande interesse era proprio quello statunitense.
Danneggiata naturalmente anche la produzione vitivinicola, e in particolare i vini campani più competitivi nel rapporto qualità prezzo, come l'aglianico e la falanghina. Stavano scalando posizioni su posizioni, conquistando sempre più spazi sugli scaffali dei supermercati americani. L'aumento dei prezzi – dopo l'introduzione dei dazi – sarebbe un colpo letale.
A questo punto, e prima dell'arrivo della tempesta, sarebbe opportuno studiare delle soluzioni, un piano B. Ma non è semplice, anzi. Senza alternative bisognerà sperare in una marcia indietro di Trump, cosa al momento assai improbabile.
