"Vi chiediamo scusa a nome di chi non ha tenuto un comportamento consono alla grazia sacramentale ricevuta in abbondanza, procurando in voi 'turbamento' e 'scandalo'". A dirlo è il vescovo di Tursi-Lagonegro, monsignor Vincenzo Orofino, proprio durante l'omelia della Messa crismale celebrata nella cattedrale di Tursi, Matera. Il vescovo si riferiva ai sacerdoti i cui nomi sono apparsi nel "dossier" sulla rete di preti gay che l'escort Francesco Mangiacapra ha consegnato nel febbraio scorso alla curia di Napoli, in cui compaiono i nomi di alcuni sacerdoti della diocesi tursitana. Si torna a parlare dunque di una lista che ha fatto scandalo.
Un dossier ricco, dettagliato, oltre 1200 pagine con nomi, foto e storie torbide. Ci sono anche i nomi di sacerdoti del salernitano. Sarebbero 58 i preti citati in tutta Italia, 13 solo nella provincia di Salerno che risulta dunque essere una delle più coinvolte.
Tra le diocesi salernitane si concentra il più alto numero di religiosi interessati: 7 operano a Teggiano-Policastro, 2 a Salerno-Campagna- Acerno, 2 a Nocera-Sarno, 2 ad Amalfi-Cava. Nel Cilento risiederebbe la quota più elevata di ecclesiastici citati nella documentazione, riversata su un cd rom.
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Del caso si è occupato nelle scorse settimane anche l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe che ha fatto sapere che avrebbe trasmesso alle competenti autorità ecclesiastiche del Vaticano il documento.
«Al di là della competenza - ha spiegato Sepe in un comunicato diffuso dalla Curia di Napoli - e al di là del fatto che, nel documento sbobinato e stampato, lasciato e sottoscritto dall’autore, non figurano nomi riconducibili alla Diocesi di Napoli, resta la gravità dei casi denunciati per i quali, qualora accertati, coloro che hanno sbagliato devono pagare e devono essere aiutati a pentirsi per il male fatto».
Sara Botte
