di Luciano Trapanese
Problemi economici, schiavi del gioco, vittime di usura. Una maledetta catena di Sant'Antonio che imprigiona quasi un milione di italiani, con la silenziosa complicità dello Stato (intasca otto miliardi l'anno), distrugge intere famiglia e che in Campania ha raggiunto livelli di emergenza. Anche per l'azione silenziosa e devastante degli strozzini. Lo rivela uno studio del ministero dell'Interno. Lo confermano i dati aggiornati. Il caso italiano è preoccupante.
Una indagine della Sapienza ha accertato che il 3,8 per cento della popolazione è malata di gioco d'azzardo. Quasi un milione di persone, appunto. Se lo Stato intasca otto miliardi, ancor più lucroso è il business per le mafie e il loro mercato illegale di scommesse: 23 miliardi.
Per il ministero della Sanità il 2,2 per cento dei giocatori vive una situazione patologica. Eppure l'Italia stampa un quinto dei gratta e vinci di tutto il mondo, ha il record di videopoker, 416mila e quello delle video lotterie, 50mila. Questo è il mercato legale. Quello criminale è difficilmente quantificabile in numeri certi. Di sicuro offre alle organizzazioni malavitose una colossale possibilità di riciclare soldi sporchi. Senza contare gli ulteriori introiti dell'usura.
Un giro d'affari che permette di definire il gioco d'azzardo come una delle più importanti e fiorenti industrie italiane.
Soldi, naturalmente, incassati sulla nostra pelle. Con effetti drammatici in un tessuto sociale già reso fragile dalla crisi economica.
Interrogazione alla Commissione europea
Sulla questione ha chiesto in queste ore un intervento della Commissione europea, Isabella Adinolfi, europarlamentare di Nocera Inferiore dei 5Stelle: «Si ponga un argine al dilagante fenomeno della ludopatia. Il mercato, sfruttando i nuovi strumenti digitali – ha spiegato Adinolfi nell'interrogazione - è in continua espansione e genera ricavi per svariati miliardi di euro all'anno (nel 2015 si sfioravano quasi i 95 miliardi di euro, mentre nel 2020 si stima che si possa arrivare a circa 110 miliardi di euro). Il numero di soggetti a rischio ludopatia in Europa è destinato ad aumentare vertiginosamente. Troppo spesso però, anche a causa degli ingenti guadagni che i giochi d'azzardo generano, questa piaga sociale viene sottovalutata e il problema non viene affrontato in modo efficace».
Il bombardamento della pubblicità
Non solo non viene affrontato, ma si fa di tutto per diffonderlo. Basti pensare al bombardamento al quale siamo tutti sottoposti quando si guarda una partita di calcio in Tv: scommetti sul risultato alla fine del primo tempo, sul nome del prossimo calciatore che segna, sul risultato finale, sui numeri di calci d'angolo. Con pubblicità continue che invitano a farlo, perché chi gioca è più in gamba, ha tutte le donne che vuole e naturalmente vince.
Ci siamo messi nei panni di chi è vittima del gioco, come potrebbe resistere? A che serve pronunciare a velocità inaudita (e anche poco comprensibile) che “il gioco genera dipendenza ed è vietato ai minori». Puzza di ipocrita pezza a colori.
I numeri della Campania
Ma veniamo ai dati della Campania. Per il ministero dell'Interno l'importante diffusione del gioco nella nostra regione è da ricondurre alla crisi economica, all'incidenza della disoccupazione e della sottoccupazione, e dal ruolo del crimine organizzato che in alcune aree è pesantemente infiltrato nel tessuto sociale.
Gli schiavi del gioco sono trasversali. Fanno parte di fasci e segmenti diversi della società. Ci sono anche imprenditori e commercianti. Molti di loro hanno iniziato a scommettere per far fronte alle difficoltà economiche. I casi elencati dallo studio del ministero dell'Interno sono esemplari: azienda in difficoltà, le banche che non rinnovano i prestiti, la disperata ricerca di guadagnare scommettendo, il precipitare nella ludopatia e il ricorso drammatico ai prestiti illegali e a tassi usurai.
Così sintetizzano la situazione Campania Daniel Olason, Gerhard Meyer, Tobias Hayer e Tim Brosowski (delle università di Bremen e dell'Islanda), in uno studio che è stato riferimento per gli analisti del ministero dell'Interno: «Crisi economica, aumento della disoccupazione, disagio sociale, crisi aziendali, diminuzione del fatturato e poca speranza nel futuro, soprattutto in Campania, in una terra che per tradizione si affida al fato, alla religione, al mistico e al gioco per tentare di risolvere quelle che sono le proprie difficoltà, fa sì che l'adrenalinica goliardica e giocosa schedina settimanale o biglietto della lotteria, da piccola ebbrezza e gioia di sfida e di speranza per una notte, dal sogno di poter divenire milionari, diventi una vera e propria malattia, una dipendenza. La dipendenza da gioco d’azzardo patologico».
La diffusione del gioco on line
C'è un combinato micidiale in Italia: al protrarsi della crisi aumenta l'offerta del gioco d'azzardo.
Lo stesso Ministero stigmatizza (!) la proliferazione di gratta e vinci, slot machine («in ogni dove») e sale slot. Oltre all'infinita offerta del gioco on line.
«L’ultima frontiera dell'azzardo – si legge nello studio del ministero - , che sta raggiungendo cifre da capogiro, disponibile 24 ore su 24 e che fornisce la possibilità di continuare a giocare giorno e notte. I nuovi giochi tecnologici, pur rifacendosi o richiamando quelli tradizionali, si stanno distinguendo per l'approccio solitario ed asociale con evidenti rischi di sconfinamento in forme di gioco problematico e patologico. All’aumentare dell’offerta e della necessità delle persone di rivolgersi al gioco aumentano esponenzialmente le dipendenze. In Italia la stima dei giocatori d’azzardo problematici varia dall’1,3 per cento al 3,8 della popolazione generale, mentre la stima dei giocatori d’azzardo patologici varia dallo 0,5 al 2,2 (Ministero della Salute)».
L'identikit dei ludopatici in Campania
Le fasce d'età dei giocatori sono così distribuite in Campania: 26/45 anni (40,42 per cento), 46/65 (39,79 per cento), 19/25 (10,16 per cento), oltre i 65 (8,36 per cento), tra i 14 e i 18 anni (1,27 per cento: per loro dovrebbe essere vietato).
Questo invece il titolo di studio: licenza media (47,80), diploma di scuola media superiore (37,83), licenza elementare (8,50), laureati (5,87).
Ecco il riferimento alle professioni: imprenditori e commercianti (15,83), liberi professionisti (7,33), disoccupati (23,11), dipendenti (34,60), studenti (2,55). Nel campione analizzato dal ministero un altro 17,3 per cento è da inserire nella tabella “altro”, si tratta di soggetti che non hanno voluto riferire la loro eventuale attività.
Chi fa ricorso agli strozzini, che vende la casa
Solo l'1,71 per cento del totale dei “giocatori” campani ha dichiarato di non aver mai avuto problemi economici per le conseguenze del gioco d'azzardo.
Il 39,88 per cento ha riferito di omessi e ritardati pagamenti, il 46,53 ha fatto ricorso a prestiti in famiglia, mentre il 32,55 si è rivolto a prestiti legali. Il dato relativo ai piccoli furti è pari al 9,84 e quello del prestito usuraio costituisce il 18,94 per cento del totale.
Il 26,69 per cento dei ludopatici campani è stato costretto a vendere beni familiari, mentre l’1,03 per cento ha venduto propri beni immobili.
In Campania sono a rischio usura il 10 per cento degli scommettitori compulsivi. E il 91 per cento di loro finisce davvero in mano agli strozzini.
Un quadro preoccupante. Fa riflettere che lo studio sia stato effettuato dal ministero dell'Interno e che di fronte a un esito che fotografa una situazione di piena emergenza, lo Stato abbia in pratica fatto spallucce. Si sono decise norme più restrittive per la sale slot e i videopoker, ma nulla è stato fatto per le scommesse on line che sono in costante ed esponenziale crescita e rappresentano – anche per gli esperti dell'Interno – la vera e più letale minaccia per i giocatori d'azzardo compulsivi. Ludopatici trascinati subito dopo nella spirale senza via d'uscita degli strozzini e della malavita organizzata.
