Scommesse on line: così ci trasformano in dipendenti

Pubblicità mirata, data base con i vostri comportamenti, geolocalizzazione: sanno tutto

Nel mirino soprattutto gli utenti a basso reddito e i giocatori compulsivi. Anche quelli che tentano di uscire dalla ludopatia. Il boom degli ultimi mesi. Al Sud la metà dei giocatori.

di Luciano Trapanese

Chi è iscritto a piattaforme di scommesse o giochi on line lo sa bene: dopo un po' le proposte che vi arrivano via mail, su Facebook o su Google o con notifiche sui vostri cellulari, sono sempre più precise, dettagliate, sistematiche. Modellate sui vostri interessi. E quindi, sempre più irresistibili. Beh, se ci siamo tutti preoccupati della privacy violentata (con la nostra colpevole consapevolezza), dai social network – ci hanno trasformato in prodotti commerciali, suscettibili a pubblicità e notizie fasulle -, quello che accade nel mondo del gioco on line dovrebbe provocare lo stesso allarme, anzi, qualcosa in più: le aziende del settore non hanno altro interesse che sviluppare la nostra dipendenza dal gioco. E lo fanno con grande abilità, anche sfruttando un'arma impropria: l'intelligenza artificiale. Sono ormai capaci di profilare i clienti, prevedere il loro comportamento. Ogni vostra giocata viene esaminata per ottimizzare i profitti, non certo – come ci raccontano – per migliorare l'esperienza dell'utente. E' solo business. Tutto questo in parte non sorprende. Ma si consuma sulla nostra pelle.

E non solo: molte aziende di gioco on line utilizzano anche “terze parti” che sono in possesso di centinaia di migliaia di vostri dati personali, per indirizzare meglio le loro proposte e la loro pubblicità. Acquistare quelle liste è molto semplice. E neppure troppo costoso.

E sapete quali sono le categorie “privilegiate”? Le persone a basso reddito e chi, ora o anche nel passato – quindi magari ex giocatori compulsivi -, ha manifestato un forte interesse per le scommesse.

Senza dimenticare un altro aspetto: grazie alla geolocalizzazione dei clienti, le aziende riescono anche a sapere cosa state facendo e dove siete. E cioè: se in quel momento siete allo stadio, vi arriva la posposta di scommettere proprio su quell'evento. Se siete a casa, e dai dati è evidente la vostra passione per il calcio, molto probabile stiate assistendo a un incontro di cartello sulla vostra tv. E quindi, proposte su proposte...

In pratica: una volta che ci si è iscritti in una piattaforma per il gioco d'azzardo, l'azienda è grado di agire a piacimento. Non vi invia messaggi pubblicitari a caso. Tutto è personalizzato e i dati dei clienti costruiti – scommessa dopo scommessa, clic dopo clic - sul comportamento dei giocatori.

Capite bene cosa questo possa significare per una persona già “sensibile” al richiamo del gioco. E' come bombardare un saltuario consumatore di sostanze stupefacenti con messaggi di estrema efficacia che invitano al consumo. Se poi nel mirino finiscono anche gli ex tossicodipendenti (in questo caso i ludopatici in terapia), qualche discorso sull'etica di questo “affare” sarebbe come minimo da affrontare.

Oltretutto spot che reclamizzano il gioco ci raggiungono ovunque. E suona molto ipocrita quella frase letta alla fine di ogni messaggio a velocità supersonica: il gioco crea dipendenza ed è vietato ai minori. Suona ancora più ipocrita se poi si utilizzano tutti i più sofisticati sistemi per indurre dipendenza.

Il gioco on line in Italia, come nel resto del mondo, è esploso negli ultimi due anni. Nella nostra Penisola il giro di scommesse via web è salito del 27,5 per cento in un anno. Ha superato il mercato delle sale giochi. Nel mese di febbraio sugli 878,8 milioni di raccolta complessiva, ben 505,5 arrivano dal segmento dell'on line.

E qui si discute ancora sulle sale slot o sui centri scommesse, che tutto sommato sono molto più “controllabili”. Assai più complesso impedire a un minore – ad esempio - di scommettere via web.

Metà dei giocatori d'azzardo del nostro Paese si concentra al Sud e nelle due isole maggiori (a testimonianza che chi ha redditi bassi è più incline al gioco d'azzardo). Poco meno di un terzo è del Nord. Il resto risiede al Centro.

Gli appassionati sono in gran parte maschi (82 per cento), ma il gioco on line inizia ad attrarre anche tante donne (più due per cento negli ultimi mesi). Un terzo dei giocatori ha tra i 25 e i 34 anni, un quarto tra i 35 e i 44. Il 17 per cento ha tra i 45 e i 54. Dati diversi rispetto a quelli delle sale fisiche.

La spesa media annuale per gli scommettitori on line italiani è di 111 euro (ma in costante aumento).

Non sono all'orizzonte in Italia normative per tutelare i consumatori, per difenderci da aziende che mirano a creare giocatori compulsivi. Ci pensa in parte l'Europa, ma sembra ancora troppo poco. Nel frattempo aumentano i malati di gioco e le famiglie sul lastrico.