Rinviati a giudizio 12 attivisti salernitani per aver manifestato durante un corteo pacifico, organizzato sul Lungomare cittadino, da “Noi con Salvini – Salerno”. E' questa la decisione presa dal giudice per le indagini preliminari, Piero Indinnimeo. I fatti risalgono allo scorso 11 settembre 2018, quando, durante una manifestazione per la sicurezza e la legalità organizzata dagli esponenti del partito "Noi con Salvini - Salerno", alcuni giovani attivisti avevano iniziato ad inneggiare slogan contro i presenti. Il corteo, nonostante gli slogn, non si era fermato e si era svolto senza troppi problemi.
Di circa 100 presenti solo 12 sono stati indagati, undici dei quali per aver violato l'articolo 18 del decreto regio in materia di pubblica sicurezza. Il dodicesimo è Gennaro Avallone, ricercatore dell'Università degli Studi di Salerno, accusato di aver organizzato la manifestazione di dissenso senza comunicare alla Questura, in anticipo, la loro presenza. L'udienza è stata rinviata al 25 settembre del 2020.
Gennaro Avallone in compagnia di altri giovani attivisti come Matteo Zagaria e Francesco Ardovino, questa mattina, si sono incontrati in presenza del loro avvocato, Emiliano Torre, per far chiarezza sulla vicenda. “Non era nulla di organizzato”, ha raccontato Gennaro Avallone. “Rigettiamo tutte le accuse - ha aggiunto-, denunciando una situazione grottesca, in cui mancano tutti gli elementi di organizzazione, sobillazione, messa in pericolo dell’ordine pubblico, per ritenere applicabile il testo unico sulle leggi di pubblica sicurezza”.
Avallone ha raccontato la sua versione dei fatti. E' consapevole di aver pubblicato sul suo profilo Facebook la notizia di voler andare sul Lungomare cittadino per vedere in cosa consisteva il corteo pacifico, ma si reputa anche inconsapevole del seguito che avrebbe avuto e di quello che poi sarebbe successo con gli agenti della Digos.
“Noi non ci organizziamo tramite un solo post su Facebook. Non avevamo striscione, neanche un megafono. Era solo senso civico. Salerno ha una serie di problemi ben più gravi della presenza degli ambulanti sul Lungomare. Quel giorno una parte di noi è scesa di casa, è andata a protestare, spontaneamente. Si è ripristinata l’abitudine di dire quello che non è corretto secondo una parte di territorio, per motivi culturali e sentimentali c’è una parte di città che non si è assuefatta all’idea che così a bene”, ha proseguito Avallone.
Una situazione che per il giudice Indinimmeo non può essere, per il momento, ancora archiviata. “Il giudice reinterpreta una norma penale in maniera moderna, dove la chiamata non viene più fatta sui manifesti ma tramite i social network”, ha dichiarato l'avvocato degli attivisti Emiliano Torre. “Parliamo di ragazzi tutti incensurati, meritano risposte giuridiche rapire, giuste e conformi alle leggi. Ci batteremo per un processo che sia rapido e giusto. Non esiste una norma che mette il divieto di incontrarsi sul lungomare e cantare”.
Intanto, prosegue un'altra vicenda giudiziaria legata allo stesso 11 settembre. Due giovani, che facevano parte dello stesso gruppo sceso per manifestare il proprio dissenso, sono stati denunciati per resistenza al pubblico ufficiale, ed attendono la prima udienza che si terrà il prossimo 25 novembre.
